Il Tirreno

Firenze

La pedagogista e lo scrittore

«Una generazione scoprirà il compagno di banco»

Sabrina Carollo
«Una generazione scoprirà il compagno di banco»

Gli esperti: il contatto e il confidente servono a crescere

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Il primo giorno di scuola era quello della corsa al banco. Con la cartella ancora mezza vuota sballonzolante sulle spalle, era fondamentale aggiudicarsi il posto migliore: innanzitutto il più lontano possibile dalla cattedra, e poi con l’amico giusto accanto. Il compagno di banco, la persona a cui affidarsi e con cui confidarsi, il riferimento, l’altro te consolatorio nella sfida quotidiana al mondo. Che quando andava male, l’insegnante spostava, sostituendolo con quello antipatico, o silenzioso, o troppo diverso per condividere la gomma e le sofferenze del compito di matematica.

I ricordi di scuola di innumerevoli vecchi ragazzi cominciano così, con una relazione che spesso si è mantenuta negli anni, nei decenni. La relazione che nasce dal contatto di gomito, dai bigliettini passati di nascosto, dalle penne prestate, dalle pene in comune e dallo scambio di figurine. La generazione Covid, come tristemente vengono chiamati a volte i bambini che hanno vissuto l’ingresso a scuola negli anni della pandemia, non ha idea di cosa significhi, sballottata tra Dad, mascherine, distanziamenti e regole igieniche rigorose. E anche molti dei bambini e dei ragazzi più grandi, comunque, hanno vissuto una sospensione di relazione importante, una sorta di scuola in tono minore, in cui il corpo è stato motivo di preoccupazione invece che di conoscenza e allegria. «Il compagno di banco, il migliore amico, il complice, è una figura fondamentale per la crescita», spiega la dottoressa Vania Rigoni, pedagogista fiorentina. «È importante avere un altro che mi capisce, in cui mi rispecchio». Il ritorno sui banchi senza più limitazioni - almeno si spera - sarà per molti un momento di scoperta, o riscoperta, della fisicità dell’altro, della possibilità di condividere materiali e non solo pensieri.

I due anni trascorsi non hanno privato i bambini dell’amicizia in sé e per sé, ma ne hanno modificato i tratti, rendendola più astratta e meno quotidiana. La relazione amicale si è formata principalmente all’esterno della scuola, ai giardinetti o con i figli di amici dei genitori. Una modalità differente, che ha consentito a bambini e ragazzi di creare e mantenere comunque una relazione di amicizia, tuttavia è mancata la merendina sbocconcellata in condivisione, o i colori al centro del tavolo, o le confidenze all’orecchio con una mano a coprire la bocca. Non solo: l’amico speciale, seppure presente, ha perso il ruolo di ponte, di sostegno reciproco nella relazione verso il gruppo. «Quando si entra in due in un gruppo si è più forti, l’amico regala sicurezza», spiega ancora Rigoni, «perché è mancata la dimensione allargata. La relazione di gruppo, di classe, è andata completamente perduta in questi due anni», prosegue la pedagogista. «Non c’è stata possibilità di organizzare feste di compleanno, di fare laboratori, attività collettive, niente feste legate a ricorrenze speciali. In questo senso, il nuovo anno rappresenterà una sfida: sarà necessario ricostruire - o costruire - le dinamiche di classe».

Insegnanti e genitori - spiega l’esperta - dovranno accompagnare i ragazzi a ritrovare il valore dell’accettazione dell’altro, la capacità di convivenza anche con chi non si apprezza, e a gestire differenze, litigi, gelosie. Meccanismi e modalità che prima venivano affrontate gradualmente e in modo naturale, ora si presenteranno per la prima volta a tanti o comunque andranno ricreate per molti. La dottoressa Rigoni è positiva e confida nelle importanti risorse dei bambini e dei ragazzi.

Rispetto a questi ultimi, la difficoltà maggiore a suo avviso sarà «tornare a rispettare norme collettive, come il doversi preparare e vestire in modo adeguato, stare seduti sulla sedia, dato che per molti adolescenti la Das ha significato fare lezione in pigiama, diciamoci la verità».

Fabio Genovesi, scrittore fortemarmino che vanta diversi titoli dedicati alla fascia young adults, ricorda come per lui tornare a scuola era sempre una fatica, indipendentemente dalle condizioni esterne: «Gli amici di scuola erano gli stessi con cui giocavo a biglie al mare: preferivo vederli lì anziché in classe», commenta divertito. «Oggi ovviamente tutto è cambiato, alla luce del Covid, rispetto a quello che abbiamo vissuto noi. Eppure probabilmente anche ora i ragazzi sono riusciti a ritrovarsi, grazie all’estate». E conclude: «Per me, il bello di tornare a scuola sta soprattutto nei quaderni nuovi».

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