Addio affitti agli universitari ora condividono il divano letto
Un canale Instagram mette in contatto fuorisede e fiorentini
FIRENZE. Una bergamasca, un torinese e una fiorentina. Parrebbe essere l’inizio di una classica barzelletta all’italiana. Ma non lo è affatto. Anzi. È invece una bella storia di amicizia, seppur tra sconosciuti. Sì perché Yasmine prima di ieri sera non aveva mai incontrato Alice e Davide, due studenti universitari come lei, che hanno deciso di fare un po’ di posto nel loro appartamento per ospitare una collega che doveva sostenere due esami negli scorsi giorni ma era sprovvista di un punto d'appoggio a Firenze. Yasmine Arjoun è una studentessa di beni artistici all’Università di Firenze che nel secondo semestre universitario ha deciso di non rinnovare il contratto per la casa che aveva affittato visto che l’Università - al tempo - garantiva la possibilità di seguire non solo le lezioni da remoto, ma anche di sostenere gli esami online.
Lo scorso primo maggio UniFi ha infatti deciso di ripristinare le modalità pre-pandemia, tornando quindi alla regola degli esami in presenza, salvo per gravi motivi di salute o in caso in cui lo studente sia in Erasmus. Decisione che non è piaciuta alle associazioni studentesche di sinistra - Udu, CSX e SdS - che hanno accusato la governance d’ateneo di creare numerosi problemi agli studenti fuorisede che si erano ormai organizzati senza prendere domicilio a Firenze, vista la possibilità di svolgere l’anno anche da remoto. Ecco, Yasmine è una di loro. «Oggi ho avuto un esame di archivistica e domani dovrò sostenere uno di archeologia greca, per cui, non avendo rinnovato per la mia casa a Firenze, avrei dovuto o prendere un hotel o venire per due giorni consecutivi qui a Firenze, pagando 4 biglietti», spiega. «L’università dovrebbe garantire la possibilità di sostenere esami da casa così da non svantaggiare gli studenti dal punto di vista economico e organizzativo», prosegue, «senza considerare che può sempre capitare un imprevisto che ti fa spendere cifre importanti per nulla, ad esempio io ho saltato un esame a giugno perché mi ero ammalata senza possibilità di ottenere un rimborso».
Per sua fortuna Yasmine era su Instagram quando l’associazione studentesca Studenti di Sinistra ha lanciato la sua iniziativa “Aiutiamoci a casa nostra”. Un'iniziativa 2.0 per mettere in contatto studenti fuorisede senza un appoggio a Firenze e colleghi che invece hanno un appartamento affittato in città o che ci resiedono.
In un battibaleno le storie Instagram del profilo di SdS si sono riempite di ragazzi e ragazze pronte ad ospitare chi era in difficoltà così come di universitari che chiedevano un appoggio per una o l’altra data d’esame. Un soccorso ai fuorisede scattato per gli esami, ma che potrebbe ripetersi a settembre, all’inizio dell’anno accademico, scardinando una bella fetta del mercato degli affitti agli studenti. Tutto solo attraverso un’iniziativa lanciata sui social. «Vivo con i miei ma un posto letto lo troviamo!», «ho un divano letto in camera, anche molto comodo, sono disponibile a ospitare studenti in difficoltà», sono solo alcuni dei tanti messaggi che sono arrivati dai followers del profilo.
Tra i ragazzi e le ragazze disponibili a spalancare le proprie porte al prossimo, ci sono anche Alice e Davide, studenti di Medicina e Matematica, che non si sono tirati indietro nel condividere il proprio tetto con una ragazza che prima d’allora non avevano mai visto. «Crediamo nel mutualismo tra studenti, specie nel momento in cui l’istituzione universitaria si è tirata indietro, il nostro è stato un ruolo di supplenza e aiuto tra pari, è stato qualcosa di abbastanza naturale e spontanea», spiegano i due ragazzi. Insomma, mi casa es tu casa. «Abbiamo aspettato che arrivasse Yasmine per organizzare il suo posto letto, ma per fortuna abbiamo un salotto con un divano letto abbastanza spazioso che ben si prestava all’occasione», spiega Alice. E rifatto il letto, si torna sui libri, ma poi c’è anche spazio per fare conoscenza «ne parlavamo prima, con il Covid abbiamo avuto davvero poche parentesi di socialità e di confronto con altre persone all’infuori del proprio gruppo: e questa è stata un’esperienza curiosa, abbiamo allestito una piccola aula studio qui in casa ma tra una cosa e l’altra c’è stato spazio per due chiacchiere», ci dicono all’unisono. Yasmine è una fra le ragazze e i ragazzi che finora sono stati ospitati nell’ambito del progetto che, come sottolinea Jasmine Raffaeli senatrice accademica di SdS, «si basa su una rete di mutualismo tra studenti e studentesse partita immediatamente per sopperire ad alcune lacune dell’Università, nonostante le nostre sollecitazioni e testimonianze riguardo le problematiche che sarebbero sorte». Poi prosegue: «La didattica che immaginiamo dovrebbe essere accessibile a tutti, anche a chi non può essere in presenza». Tuttavia, l’associazione Studenti di sinistra ribadisce di non essere contraria ad un ritorno in aula delle attività accademiche, «ovviamente non stiamo interferendo con il ritorno in presenza, ma la scelta dell'università è proprio stata quella di ignorare quel 20 per cento di studenti fuorisede».
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