Prato, il caso del reparto di reumatologia: «Vogliono smantellarlo»
L’Asl nega: “Allo studio è un’ipotesi di spostamento del reparto che però rientra in un riassetto generale di altre funzioni”
PRATO. Già non hanno una vita facile, alle prese con dolori che compromettono una normale quotidianità. Suona ora un campanello di allarme per i malati reumatici di Prato, all’indomani del pensionamento dello storico primario Fabrizio Cantini. «C’è una ferma volontà di smantellare un reparto che in tutto il resto d’Italia invece cresce e ha maggiore credito di riferimento verso i sempre più crescenti malati reumatici: un reparto che include anche tutte le patologie con problemi immunitari». A lanciare un segnale di Sos forte sul destino del reparto di reumatologia nella sede della palazzina Ovest è Renato Saviani, presidente della sezione pratese di Atmar (associazione Toscana malati reumatici), una realtà di cui recentemente si è parlato in città grazie al progetto Vagamundi, il viaggio di Gianluca Mantovani con la cagnolina Tosca lungo lo Stivale per sensibilizzare sulle malattie autoimmuni. Snocciola i numeri del reparto l’associazione, che parla di 12mila presenze l’anno, dalle dieci alle dodici iniezioni endovenose a mattina con tre medici che «dovrebbero essere cinque a regime e si occupano di mantenere un rapporto attivo col malato, normalmente cronico, bisognoso di una relazione diretta». In base alle informazioni avute dall’associazione, potrebbe trasferirsi lì il magazzino della farmacia ora al Giovannini. «La reumatologia di Prato è sempre stata considerata un punto di riferimento anche nazionale e ora? Ora si smantella, o almeno questa sembra essere la ferma volontà burocratica. Fornendo solo tre ambulatori nel nuovo ospedale con un malato che spesso deambula anche male o ha grossi problemi fisici e di dolore, e deve andare a giro per risolvere tutte le necessità, dai prelievi al consulto via Cup. Mancherà un front office fondamentale per tutte le pratiche e le relazioni col malato. Un riferimento diretto di cui il malato reumatologico ha bisogno». Da pochi giorni il reparto è guidato da Laura Niccoli, nominata in sostituzione di Cantini mentre l’Asl respinge al mittente ogni accusa. «Nessun smantellamento – replica la direzione del Santo Stefano guidata da Sara Melani – Allo studio è un’ipotesi di spostamento del reparto che però rientra in un riassetto generale di altre funzioni». Il punto fermo è che la reumatologia continuerà la sua attività, come assicura la direzione ospedaliera. Intanto in una nota firmata da quattro associazioni che si occupano di malati reumatici (Anmar, Atmar, Gils, Sir e Osservatorio Capire) si paventa proprio la chiusura del reparto. Con una lettera indirizzata alle istituzioni regionali, si accendono i riflettori sul caso Prato, seconda città toscana per impegno in ambito reumatologico: «Le terapie potrebbero a breve essere somministrate solo in relazione alla disponibilità dei posti in concorrenza con malati oncologici e neurologici».
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