Il Tirreno

Firenze

Cinque appartamenti disponibili per chi non riesce a pagare l’affitto

di Elena Andreini
Cinque appartamenti disponibili per chi non riesce a pagare l’affitto

Si chiama “Sesto smart village” il progetto di edilizia residenziale sociale di Auser. Il condominio ospita soprattutto madri che si ritrovano in difficoltà economiche

3 MINUTI DI LETTURA





SESTO FIORENTINO. Si chiama “Sesto smart village” il progetto di edilizia sociale residenziale (social housing) con l’obiettivo di dare sostegno a chi, pur lavorando e avendo una limitata possibilità economica, non riesce a pagare un affitto secondo le richieste del mercato. Il villaggio “solidale” rappresenta un trampolino per chi si trovi momentaneamente in difficoltà ed è all’interno dell’area del Pl1-Pl13, in via Pasolini, che rappresenta la cerniera edilizia tra il Polo scientifico e il resto della città. Gli appartamenti si trovano in quella zona che più di una decina di anni fa doveva diventare una nuova urbanizzazione e che i fallimenti di alcune cooperative hanno tranciato di netto, lasciando palazzi e strade incompiute. Ma grazie a un processo di recupero e rigenerazione degli edifici, è nato un sistema di social housing che ha portato Sesto Fiorentino a sperimentare un ulteriore passaggio, quello di un condominio sociale “modellato” su nuove richieste da parte di quella che un tempo era considerata la “fascia grigia” della popolazione e che oggi sono persone e famiglie a “normalità sospesa”. Così, infatti, le definisce Gabriele Danesi, project manager di Auser Abitare Solidale, progetto creato dallo stesso Danesi, che rientra in questo percorso di social housing. «Normalità sospesa significa che queste persone hanno un reddito – spiega Danesi – non sempre misero, ma medio tendente al basso e, a causa delle modifiche del mercato immobiliare, non riescono a trovare soddisfazione nel mercato privato sia per l’acquisto, ma anche per l’affitto». E qui entra in scena il progetto di social housing. Per la prima volta un soggetto del terzo settore come Auser si è inserito nel percorso ottenendo in affitto una palazzina di cinque appartamenti dove ha avviato (insieme ad altri soggetti dalla Società della Salute nord ovest e al Comune) una sperimentazione. Gli appartamenti, da 40 a 110 metri quadrati, vengono dati in locazione al 30% del reddito, per massimo 36 mesi a nuclei familiari già definiti o a persone singole. La parte restante del costo dell’alloggio viene sostenuta dal pubblico. «Sono case di transizione – spiega Danesi – dove non c’è convivenza con estranei e questo perché si basa sulla centralità della casa: se il disagio è abitativo bisogna dare a questa persona una casa dalla quale ripartire, per riprendere un percorso e consentire l’autonomia. Sono soprattutto donne a occupare gli appartamenti, madri con due o tre figli che si ritrovano sole per motivi diversi, donne sole che hanno un reddito medio basso, oppure coppie giovani che però non riescono a trovare una soluzione abitativa sul mercato attuale perché il costo degli affitti in questi ultimi anni è cambiato. Altro aspetto caratterizzante è quello di intervenire nei processi di rigenerazione urbana. Nell’80% dei casi questi appartamenti vengono realizzati su vecchie lottizzazioni lasciate incompiute a causa di fallimenti». E a recuperare e rigenerare gli edifici incompiuti è il Fondo Housing costituito nel 2008-2009 da Cassa Depositi e Prestiti, banche e investitori privati. «Vengono effettuati interventi di rigenerazione. – conclude Danesi – mentre un altro elemento importante è il lavoro sulle comunità. Si cerca di offrire un percorso da residenti ad abitanti delle case, persone che dovranno imparare a gestire insieme alcune funzioni creando in questo modo relazioni con gli altri inquilini». 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani