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Omicidio Ciatti, il ceceno Bissoultanov in fuga: mandato internazionale. Il babbo di Niccolò: “Giustizia dalla parte dell’assassino”

Francesco Rodella
Omicidio Ciatti, il ceceno Bissoultanov in fuga: mandato internazionale. Il babbo di Niccolò: “Giustizia dalla parte dell’assassino”

Il padre si scaglia contro i giudici spagnoli: “Dovrebbero difenderci, invece non è così”

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FIRENZE. Non c'è pace per la famiglia di Niccolò Ciatti. L'uomo condannato in primo grado a 15 anni per aver ucciso il ragazzo fiorentino nel 2017 a Lloret de Mar (Spagna), Rassoul Bissoultanov non si è presentato all'udienza convocata a Girona per valutare la sua possibile carcerazione preventiva. Né autorità giudiziarie né avvocati si sono per ora detti a conoscenza di dove si trovi. E così, la preoccupazione più grande per il papà del giovane, Luigi Ciatti, diventa un'ipotesi possibile. "Era chiaro che sarebbe scappato, è sempre stato tra i nostri timori", è il suo commento. Il giudice responsabile del caso ha dunque accettato la richiesta dell'accusa di emettere un mandato d'arresto internazionale e l'ordine dovrebbe diventare effettivo a partire da domani, dopo esser stato notificato alle parti. Nel frattempo, rimane in vigore la misura cautelare del ritiro del passaporto, già autorizzata in precedenza per impedire a Bissoultanov di abbandonare la Spagna. Il condannato, di origini cecene, aveva affrontato da uomo libero il processo di Girona per l'omicidio di Ciatti, iniziato il 30 maggio: aveva infatti già scontato quattro anni di carcere preventivo come principale accusato, il massimo consentito nel Paese iberico. Bissoultanov è stato considerato dal Tribunale Provinciale di Girona colpevole di omicidio volontario e condannato al minimo della pena previsto per questo reato dalle leggi locali. La giuria popolare chiamata a valutare il caso ha infatti considerato provato che, dopo "una discussione" all'interno di una discoteca di Lloret de Mar — dove Niccolò si trovava in vacanza con amici —, il ceceno lo colpì fatalmente con un calcio alla testa, intenzionato a ucciderlo. Ma il giudice che ha poi stabilito la pena in base a quel verdetto ha spiegato di aver dovuto tenere in conto che la dinamica dei fatti dava spazio a un'interpretazione più clemente rispetto a quanto sostenuto dal pm e dalla famiglia della vittima (che chiedevano una pena di 24 anni). Luigi Ciatti ha accolto con indignazione e parole durissime quella decisione. "Ci troviamo di fronte persone che dovrebbero essere dalla nostra parte", ha scritto su Facebook in quel frangente, in riferimento alla corte spagnola, "invece sono al fianco degli assassini". A Girona, i parenti più stretti del ragazzo fiorentino, ucciso a soli 22 anni, avevano visto di persona Bissoultanov per la prima volta: "Gli ho detto in faccia che è un assassino, e glielo ridirei sempre", aveva raccontato allora Luigi Ciatti. Già in quei giorni, dopo la conclusione del processo, il padre di Niccolò si era detto preoccupato dalla possibilità che Bissoultanov, imputato insieme all'amico Movsar Magomedov poi assolto, riuscisse a sfuggire alla giustizia. Cosa già successa, di fatto, qualche mese prima anche in Italia, dove il ceceno fu estradato e messo in carcere dopo esser stato rilasciato dalle autorità spagnole e successivamente arrestato in Germania. In quel caso, la decisione di lasciarlo libero fu della Corte d'Assise di Roma, poi sconfessata dalla Cassazione, ma troppo tardi: Bissoultanov era già tornato in Spagna, dove in quel momento non poteva più essere messo in carcere preventivo. "Il vero problema - aggiunge l'avvocato della famiglia Agnese Usai - è che Bissoultanov in Italia è stato scarcerato, ce l'avevamo qua ed è stato scarcerato. Continua a prenderci in giro". Da parte sua, l'avvocato difensore di Bissoultanov dice di non aver avuto notizie del suo assistito per una settimana. "Si dev'essere spaventato, non vuole tornare in "carcere", ha dichiarato all'agenzia di stampa catalana Acn. Politici italiani di vario segno hanno mostrato indignazione per la notizia. "È una seconda e ingiusta pugnalata", ha scritto su Twitter il sindaco di Firenze, Dario Nardella. "Le istituzioni spagnole facciano di tutto per fermarlo".

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