Il Tirreno

Firenze

Occupato il polo scientifico «L’Università non ci ascolta»

Luca Amodio

]Il collettivo degli studenti di sinistra reclama un ruolo più attivo nelle decisioni. Le aule studio resteranno aperte 24 ore su 24 nel fine settimana di autogestione

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SESTO FIORENTINO. Da ieri mattina il polo scientifico di Sesto Fiorentino è stato occupato dal collettivo degli studenti di sinistra (Sds) per due giorni di autogestione nei quali gli studenti dell’associazione reclamano un maggiore ruolo attivo nelle decisioni prese dalla governance di Unifi. Anche se l’università – fa sapere il suo ufficio stampa – non ha concesso alcuna autorizzazione agli studenti.

Jasmine Raffaelli, senatrice accademica di Sds, spiega le ragioni dell’operazione. «È stata una soluzione estrema – precisa – . Nonostante le nostre ripetute richieste, non abbiamo visto nei nostri interlocutori ascolto e impegno a venirci in contro né nella fase organizzativa né in quella decisionale».
«La nostra organizzazione sviluppa la sua azione su due piani, sia quello istituzionale dall’alto, sia quello dal basso, attraverso gli studenti che si mobilitano: per noi non basta stare nei palazzi», prosegue.
Gli fa eco Pietro Ciclone del collettivo del Polo di Sesto e studente del corso di chimica. «L’ateneo ha fatto scelte arbitrarie che hanno allontanato gli studenti dall’Università che è ormai diventata un luogo in cui sostenere gli esami, ma senza la possibilità di viverla totalmente, a 360 gradi – commenta – . Un pessimo biglietto da visita per le matricole e questo lo si vede anche dalle crescenti rinunce agli studi degli ultimi anni».

Ma nel concreto cosa chiede il collettivo? «L’università deve fare qualcosa per migliorare i trasporti – spiegano – . Il polo scientifico è periferico e dislocato rispetto al centro e il trasporto pubblico è molto farraginoso, non tutti gli studenti sono automuniti: è un problema economico, ecologico e organizzativo».
E poi c’è il problema della biblioteca. «È un servizio che va potenziato – sottolinea Ciclone – : io studio a Novoli e nel fine settimana la biblioteca è aperta così da poter fornire uno spazio di socializzazione oltre che di studio. Non vogliamo che la comunità studentesca si sgretoli».

Nel mirino anche i tornelli per accedere ai plessi universitari dove era necessario esibire la prenotazione dell’aula fino al mese scorso. «Queste nuove installazioni sono state uno schiaffo all’inclusività ma hanno creato anche problemi più comuni e diffusi come il disagio di non poter semplicemente andare al bagno senza aver precedentemente riservato il proprio posto», aggiungono. Nell’ambito dell’occupazione gli studenti del collettivo hanno adibito alcune aule di lezione ad aule studio che resteranno aperte 24 ore su 24 ma nel fine settimana di autogestione non mancano anche iniziative tra le più varie: dai laboratori di uncinetto a vere e proprie attività di giardinaggio.

E non mancano neppure i graffiti. Anche se – tranquillizza Raffaeli – «non deturperanno lo spazio pubblico, li faremo su dei pannelli che poi appenderemo sul cortile, è uno spazio vissuto dagli studenti e dunque è un loro diritto esprimere se stessi e il proprio io: è un autentico scambio di idee che avviene attraverso una vena artistica».

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