Il Tirreno

Firenze

DOPO IL PRIMO ATTO DEL PROCESSO

Omicidio Ciatti, il padre di Niccolò: «Non è stata una rissa, ma un'aggressione. In tre hanno ucciso mio figlio»

La disperazione dei genitori di Niccolò Ciatti nel giorno del funerale del giovane di Scandicci (Foto Maurizio Degl'Innocenti/Ansa)
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La disperazione dei genitori di Niccolò Ciatti nel giorno del funerale del giovane di Scandicci (Foto Maurizio Degl'Innocenti/Ansa)

Secondo quanto ricostruito, Bissolultanov, esperto di arti marziali, in particolare del tipo di lotta chiamata Mma, la notte tra l'11 e il 12 agosto del 2017, sulla pista da ballo della discoteca St Trop, insieme a due connazionali, uno dei quali era Magomadov, improvvisamente prese di mira Niccolò Ciatti, che stava trascorrendo con i suoi amici l'ultima serata della vacanza in Costa Brava

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«Non è stata una rissa, è stata una vera e propria aggressione» e «i tre ceceni che hanno ucciso mio figlio sono tutti combattenti, conoscono le arti marziali e hanno colpito per uccidere». Così a Radio Capital nella mattina di martedì 31 maggio Luigi Ciatti, padre di Niccolò, che resta fermamente convinto che gli assassini di suo figlio avevano un obiettivo preciso quando l'11 agosto del 2017 aggredirono suo figlio, il 22enne di Scandicci pestato a morte mentre si trovava con gli amici sulla pista da ballo di una discoteca di Lloret de Mar, in Spagna.

Oggi, martedì 31 maggio, entrambi i genitori del ragazzo hanno deposto tra le lacrime nel tribunale iberico di Girona, al processo per l'omicidio del figlio. Niccolò era un ragazzo "tranquillo, lavoratore" e che non aveva rapporti conflittuali con nessuno, hanno poi spiegato in aula. È iniziato infatti lunedì 30 maggio il processo per l'omicidio di Niccolò. Gli imputati sono Rassoul Bissoultanov e Movsar Magomadov, due ceceni che all'epoca dei fatti erano appena più grandi di Niccolò Ciatti.

In aula hanno testimoniato anche gli amici del 22enne, spiegando che il calcio in faccia subito da Niccolò nella discoteca St. Trop fu inferto per infliggergli "il massimo danno possibile" e fu così "violento" da poter risultare addirittura "letale". Gli amici di Ciatti finora sentiti dal giudice, quattro dei quali sono considerati testimoni oculari, hanno insistito sul fatto che Niccolò era già a terra quando fu colpito da quel calcio, il cui autore, secondo loro, sapeva colpire in quel modo "da professionista". Ciatti, secondo anche quanto ricostruito dal pm che ha chiesto 24 anni di carcere per l'accusato, era già stato colpito da Bissoultanov con almeno un pugno. Non c'è invece unanimità sul presunto ruolo di Magomadov, che la procura, a differenza della famiglia della vittima, non ritiene complice ma semplicemente un testimone.

Niccolò morì in ospedale alcune ore dopo. Per Bissoultanov l'accusa chiede una condanna a 24 anni di carcere più 9 di libertà vigilata, mentre esclude responsabilità per Magomadov. I legali della famiglia Ciatti, invece, chiedono che anche l'altro ceceno venga condannato a 15 anni di reclusione.

La difesa di Bissoultanov punta a far riconoscere che non si trattò di omicidio volontario ma che fu preterintenzionale. «I tre aggressori non avevano un graffio, un segno, sono dei picchiatori - aggiunge Luigi Ciatti - Mio figlio stava ballando, c'è un video che lo testimonia. I tre assassini sapevano benissimo cosa stavano facendo, colpivano per uccidere».

Poi Luigi Ciatti, ha commentato la sua reazione di lunedì 30 maggio, fuori dal tribunale, quando ha gridato “assassino” ad uno degli accusati: «Immaginatevi il dolore di trovarsi a due metri dagli assassini di mio figlio, che arrivavano in tribunale come se nulla fosse. La nostra rabbia è esplosa in parole, nulla di più».

Secondo la tesi del legale della famiglia Ciatti, Agnese Usai, il presunto killer di Niccolò è "un lottatore esperto" che ha puntato a colpire la vittima con un calcio alla tempia, quindi "nel punto più delicato", sapendo perciò "benissimo" che gli avrebbe "provocato la morte". Per l'avvocato la "prova regina" per sostenere la tesi dell'accusa è un video a suo tempo consegnato alla polizia catalana. "Lì si vede chiaramente" come è avvenuta l'aggressione, ha affermato. Una tesi simile a quella della procura. La difesa dell'imputato sostiene invece che si tratti di omicidio involontario.

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