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Omicidio Ciatti, il padre: «Ho visto chi ha ucciso Nicco, è come fosse morto due volte»

di Matteo Leoni
Omicidio Ciatti, il padre: «Ho visto chi ha ucciso Nicco, è come fosse morto due volte»

Liugi Ciatti in aula a Girona vede per la prima volta l'assassino

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FIRENZE. «Come facevo a non dirgli che sono degli assassini». Per Luigi Ciatti è stato come rivivere ancora la morte di suo figlio. Ieri mattina, all’ingresso del tribunale di Girona in Spagna, ha visto in faccia per la prima volta i due ragazzi ceceni che hanno ucciso il suo Niccolò. Il dolore, che certo non se n’è mai andato, è tornato tutto insieme, un’onda incontenibile che forse neppure lui si aspettava. «Come facevo – ripete la sera con la voce rotta dall’emozione di chi ancora stenta a controllarsi – ,come potevo non dire nulla. Hanno ucciso il mio ragazzo, ci hanno stravolto la vita per sempre e ora loro sono qui liberi e tranquilli».

Si è aperto ieri in Spagna il processo per la morte di Niccolò Ciatti, il giovane di Scandicci ucciso a 22 anni con un calcio alla testa nella discoteca Sant Trop di Lloret de Mar, nella notte tra l’11 e il 12 agosto del 2017. Gli imputati sono Rassoul Bissoultanov e Movsar Magomedov, accusati di omicidio volontario. Quando li hanno visti arrivare in tribunale, i genitori di Niccolò, Luigi e Cinzia, non sono riusciti a trattenere quello che avevano dentro: «Siete degli assassini» hanno gridato avvicinandosi agli imputati. Per evitare che ci fosse un contatto sono intervenuti gli agenti della polizia catalana. Luigi Ciatti non poteva fare altrimenti: «Ho sempre davanti il video in cui Niccolò viene colpito, rivedo quelle immagini e loro adesso sono qui, beati liberi e tranquilli». «Sono degli attori – aggiunge – recitano una parte insegnata dai loro avvocati. Sono qui a fare i bravi ragazzi, con la camicia pulita, accompagnati dalle loro madri e dai fratelli, ma sono degli assassini». I due imputati sono rimasti impassibili, entrando in tribunale senza dire nulla. I genitori di Niccolò non potranno invece assistere alle udienze fino a mezzogiorno di oggi, quando saranno sentiti dai giudici come testimoni. Il momento più difficile per i familiari è stato l’arrivo di Rassoul Bissoultanov, il principale imputato, l’uomo accusato di aver sferrato il calcio. «Gli ho detto in faccia che è un assassino, e glielo ridirei sempre, spero in una condanna alla massima pena». È bastato un attimo e la ferita, che non potrà mai guarire, ha ricominciato a bruciare: «Gliel’ho detto che è un delinquente – dice ancora Luigi – e non deve passare l’idea che mio figlio fosse un attaccabrighe, lui era in discoteca per divertirsi».

Il processo che prevede udienze tutti i giorni e terminerà entro una settimana, si è aperto con la formazioni delle giuria popolare. L’accusa chiederà per Bissoultanov 24 anni di carcere e 9 di libertà vigilata. La difesa del ceceno chiede invece che l’uomo sia condannato per omicidio preterintenzionale e non volontario. Per questo secondo il difensore la pena massima che si può chiedere è di 4 anni di carcere. Terminate le questioni preliminari il processo è entrato nel vivo. Nel pomeriggio sono stati sentiti i quattro amici di Niccolò che erano con lui in discoteca al momento dell’aggressione, e altri due che non erano presentii in quel momento ma erano comunque in vacanza con lui. Poi è stata la volta dei poliziotti intervenuti nel locale. I genitori del giovane invece sono stati convocati per rilasciare dichiarazioni davanti al giudice questa mattina alle 12. In base a quanto previsto dalla legge spagnola, il processo proseguirà tutti i giorni fino a che non si arriverà a sentenza, prevista per venerdì o al più tardi per lunedì. Sul caso Ciatti è in corso un processo anche in Italia. Fino a dicembre scorso Bissoultanov si trovava detenuto a Roma, ma poi è stato scarcerato dalla Corte di Assise che ha rilevato un difetto di procedura. Di recente la decisione è stata annullata dalla Cassazione, ma quando era ormai troppo tardi. Il ceceno infatti era già tornato in Spagna, dove ha chiesto di essere processato. Una scelta motivata dal fatto che lì non rischia l’ergastolo.l

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