Il Tirreno

Empoli

L’analisi

Empoli, occhio agli inserimenti dei centrocampisti avversari

di Luca D’Alessandro
Empoli, occhio agli inserimenti dei centrocampisti avversari

Contro la Juve è stato quello il problema, Roma e Inter giocano allo stesso modo. Baldanzi canta e porta la croce, Caputo e Destro aspettano palloni giocabili

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EMPOLI. Il cammino dell’Empoli, al ritorno dalla sosta di campionato, sarà tutt’altro che semplice. Prima la Roma all’Olimpico, poi l’Inter in casa: due sfide da capogiro che appaiono molto complicate. Se a livello di risultato non sorprenderebbe vedere arrivare due sconfitte, ciò che conta sarà testare la compattezza del gruppo e la solidità della formazione azzurra, tornata contro la Juve a mostrare un centrocampo a tre interpreti.

Per l’Empoli sarà allora fondamentale ripartire da ciò che si è visto dalla partita contro i bianconeri. I passi avanti, a parte il risultato finale, sono stati evidenti, soprattutto a livello di chimica del gruppo e di volontà di giocarsela fino in fondo. E se, come si dice, dalle sconfitte si impara più che dalle vittorie, c’è tanto da poter estrarre da quella gara per prepararsi al meglio in vista delle prossime due sfide.

Infatti è facile notare che questa Juventus condivide molti tratti tattici con le prossime avversarie dell’Empoli. Roma e Inter adottano lo stesso modulo scelto da Allegri e approssimativamente con interpreti simili: difesa a 3, esterni a tutto campo con licenza di offendere, mediana folta, una prima punta di riferimento accompagnata da un giocatore più di raccordo e capace di svariare. Le differenze ci sono, indubbiamente: l’Inter solitamente pressa molto più aggressivamente della Juve, che l’ha fatto solo a tratti, mentre la Roma tende ad assumere un atteggiamento più passivo; gli esterni della Juventus tendono ad andare molto sul fondo, come quelli della Roma, mentre non è inusuale vedere quelli dell’Inter in area cercare di accentrarsi.

Un aspetto su cui Zanetti e il suo staff dovranno riflettere è quello di dover difendere contro il 3-5-2 che mette molta enfasi sulle fasce. Contro la Juventus la scelta iniziale è stata di tenere Cambiaghi e Baldanzi a uomo sui braccetti difensivi avversari, con i terzini pronti a coprire i quinti di centrocampo. Una soluzione che ha lasciato libero l’half-space, il canale tra fascia e centro del campo, per l’inserimento della mezzala che a volte ha potuto agire completamente libera, vista anche la marcatura (comprensibilmente) assidua di Luperto su Vlahovic. Una squadra più propositiva della Juventus, come potrà essere l’Inter con i vari Barella, Frattesi e Çalhanoglu, potrebbe sfruttarli molto di più dei bianconeri. Sempre a livello difensivo, continua a essere necessario lavorare sulla difesa dei calci d’angolo: il primo gol annullato e la rete di Danilo sono di nuovo nate da situazioni su corner, e sette mesi fa la Roma vinse all’Olimpico grazie a due gol nei primi sei minuti sempre su calcio d’angolo.

Offensivamente c’è da lavorare molto sulla rifinitura. Caputo non ha ricevuto mezzo pallone giocabile, l’unico tiro arrivato vicino la porta è stato quello di Destro da trenta metri. I fraseggi veloci palla al piede che vorrebbe Zanetti hanno ora un problema, la mancanza dell’apporto del trequartista centrale. Doveri che, anche nel 4-3-3, sembrano di Baldanzi: con la Juve lo si è visto spaziare dalla destra per accentrarsi con la contemporanea salita in avanti di Fazzini, così da ricreare in attacco una sorta di 4-2-3-1. Con la Juve l’artificio ha funzionato poco ma ci vorrà tempo per affinare i meccanismi.


 

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