L’Empoli è un cantiere aperto, in Coppa un campanello d’allarme
La sconfitta col Cittadella segnala una condizione atletica ancora da trovare
EMPOLI. Un anno e pochi giorni fa, esattamente il 6 agosto 2022, l’era Zanetti era cominciata a Empoli con una sconfitta nel primo turno di Coppa Italia contro la Spal. Subito era nato un dibattito sull’efficacia della scelta societaria di puntare sul tecnico di Valdagno per la guida degli azzurri, spinto dalla paura del cambiamento e dell’ignoto più che da dati effettivi; tutti, infatti, sanno come si è evoluta quella stagione. Sabato sera l’Empoli ha inaugurato l’annata 2023/2024 di nuovo al Castellani, di nuovo in Coppa Italia, e nuovamente con una sconfitta, stavolta per mano del Cittadella. E se tutto sembra tornare, nelle logiche dei ritorni storici tanto care ai cabalisti, il sapore in bocca lasciato da questa precoce eliminazione è diverso rispetto a quello avvertito dodici mesi fa. «Saremo più brillanti, diversi: siamo destinati a crescere tantissimo»; e poi: «Marin in questo momento è il giocatore con meno chilometri nelle gambe: in teoria doveva essere quello più in difficoltà, invece è stato il migliore proprio per questo motivo». Per mister Zanetti, che con la sua solita franchezza non ha assolutamente minimizzato la brutta prestazione della squadra, la sconfitta è riassumibile in un brutto incidente di percorso dato dal grande carico di lavoro fisico che i suoi giocatori hanno sopportato fino a questo momento; basterà del tempo per trasformarlo in energia sul campo. Sintesi condivisibile, certamente; peccato che carichi del genere li aveva anche il Cittadella, presumibilmente, e che il debutto in campionato contro il Verona non sia tra tre settimane ma sabato.
È una sconfitta più amara, questa col Cittadella, rispetto a quella di dodici mesi fa. Perché, anche a voler addossare del tutto alla condizione fisica (e alla mancanza di alcuni giocatori chiave, a partire da Baldanzi e Fazzini) la mole di errori tecnici e tattici, la mancanza di un gioco efficace in avanti, il dominio lasciato nel secondo tempo a una compagine di categoria inferiore, ci sono altri fattori da considerare. Se con la Spal la rosa doveva ancora capire cosa volesse il suo nuovo allenatore, sabato la squadra mandata in campo era composta per nove undicesimi da giocatori presenti la passata stagione che conoscono bene le richieste di Zanetti. Se Gyasi non è sicuramente Cambiaghi, e Piccoli non è naturale nel ruolo di esterno, ci dovrebbe comunque essere un gap a livello tecnico che il Cittadella non dovrebbe essere in grado di colmare. Come è successo all’Ascoli, che ha preso tre gol dal Verona nonostante abbia giocato meglio degli scaligeri per buona parte della contesa. Non solo è mancata lucidità nelle scelte, non solo il gruppo è sembrato sfaldarsi al primo segnale di difficoltà; la sensazione è stata quella di una squadra in difficoltà nei gesti tecnici, quelli che dovrebbero permettere (anche in ritardo di condizione) di poter superare una formazione di Serie B.
Si tratta di sensazioni, nulla più. Sicuramente non di giudizi, che parrebbero sommari e sarebbero quasi sicuramente smentiti. Non è il momento di intonare il de profundis, insomma: la squadra avrà sicuramente modo di crescere. Il mercato, inoltre, porterà nuova linfa alla rosa: per Cancellieri e Akpa Akpro l’accordo con la Lazio è stato trovato, ma l’ivoriano avrebbe ancora la tentazione di andare in Francia; tanto che è risbucato il nome di un vecchio pallino di Accardi come Gaetano del Napoli. Mentre su Bereszynski è entrato a gamba tesa il Sassuolo dell’ex Dionisi, pronto a fare l’ennesimo sgambetto agli azzurri. Però bisogna fare attenzione: il campionato inizia sabato, la competizione sarà agguerrita più che mai e basta distrarsi per un paio di gare iniziali per trovarsi a dover fronteggiare una situazione, soprattutto a livello mentale, di difficile soluzione.
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