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Quattro anni dopo, stessa storia Empoli e Inter destini incrociati

di Paolo Nencioni
Quattro anni dopo, stessa storia Empoli e Inter destini incrociati

I nerazzurri per la Champions, gli azzurri per la salvezza: sarà spettacolo

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EMPOLI. Empoli-Inter sarebbe stata una partita interessante anche prima. Ora lo è molto di più, con gli azzurri che vedono avvicinarsi pericolosamente il Verona, ormai a 6 punti dopo la vittoria degli scaligeri sul Bologna, e i nerazzurri che sono obbligati a vincere per non perdere il treno che porta in Champions, ora che la penalizzazione della Juventus non è più così scontata e le romane che scappano.

Insomma, non è esattamente come alla vigilia del 26 maggio 2019, quando l’Empoli doveva fare risultato a San Siro per salvarsi e l’Inter vincere per andare in Champions, ma un po’ ci assomiglia. La differenza è che non è l’ultima di campionato e che l’Empoli ha ancora un buon margine sulla t erzultima.

Simone Inzaghi farà un po’ di turnover, un lusso che a Paolo Zanetti non è concesso, soprattutto in difesa, dove al forfait di De Winter dopo l’infortunio di Cremona si è aggiunto quello di Walukiewicz che in allenamento si è procurato una distorsione alla caviglia. Dunque in campo la coppia titolare Ismajli-Luperto, ma senza rete. A centrocampo potrebbe tornare dal primo minuto Haas a far coppia con Fazzini mentre davanti Caputo sembra ancora in vantaggio sugli altri e una chance potrebbe toccare a Cambiaghi, soprattutto per il tipo di partita, che sarà l’opposto di quella di Cremona, con qualche spazio in più da attaccare.

Una cosa Zanetti l’ha ben chiara in testa e lo dice alla vigilia: «Con 32 punti non ci si salva e per me sarebbe un disastro inaccettabile. Dunque concentriamoci su noi stessi e il passato lasciamocelo alle spalle, ci aspetta una grande partita che richiede una grande prestazione».

Il tecnico azzurro non si fida delle eventuali scorie di Coppa tra i nerazzurri: «L’Inter ha giocatori che qui giocherebbero sempre e lì non fanno neanche un minuto, senza fare nomi».

«Già di per sé affrontare una semifinalista di Champions è una bella sfida – aggiunge Zanetti – Molti dei nostri problemi sono iniziati dopo la sconfitta interna col Napoli. lì abbiamo perso un po’ di sicurezze. Queste sono partite interessanti ma anche pericolose se non vengono affrontare con la giusta mentalità. Col Napoli non credevamo di poter vincere. Con l’Inter dobbiamo credere di poter vincere. Abbiamo tutte le possibilità per fare la nostra impresa (leggi salvezza, ndr)».

Delle dirette concorrenti alla salvezza il tecnico di Valdagno non vorrebbe parlare, ma due paroline sul Verona gli scappano: «Ha cambiato completamente modo di giocare nelle ultime due partite. Questo dimostra che bisogna essere camaleontici, se si suona sempre lo stesso spartito gli altri lo imparano». Ma attenzione, questo per Zanetti non significa che bisogna rinunciare a tentare di imporre il proprio gioco. Quando gli si fa notare che i gialloblu hanno battuto il Bologna con un possesso del 26% ha una chiosa da fare: «Non è la strada che ci piace. La nostra impostazione è diversa, poi se ci viene imposta dagli avversari ci adattiamo. Quello che importa è la produttività. Le partite si vincono in tanti modi. Il calcio è semplice, poi c’è il piacere per gli occhi; noi vogliamo far male all’avversario compatibilmente con l’avversario. Con le squadre al nostro livello abbiamo sempre imposto il nostro gioco».

Due parole(sorridendo) anche su Caputo, criticato da una parte della tifoseria: «Non è un ragazzino, è un giocatore strutturato che ha fatto un centinaio di gol e ha la forza di non preoccuparsi delle critiche. Secondo me ono critiche d’amore, di un popolo che lo ha adottato e che lo ha accolto sempre bene. Da lui ci si aspetta tanto e lui si aspetta tanto da se stesso. Con lui posso andare in guerra. Sono pronto a morire con Caputo».


 

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