Italia
Empoli, Zanetti e i cambi risolvi-partita: l’oro è nascosto in panchina
Il tecnico non vuole prendersi troppi meriti dopo l’insperato pareggio di Roma. «Un allenatore deve essere bravo e fortunato: ho corso il rischio della goleada»
EMPOLI. All’indomani della trasferta di Roma, per analizzare il pareggio acciuffato a pochi secondi dalla fine dall’Empoli in casa della Lazio ci si potrebbe benissimo rifare alla celebre risposta che diede l’attuale mister della Roma Mourinho, al tempo allenatore del Chelsea, dopo una partita di Champions League in cui i sostituti da lui scelti segnarono i gol vittoria. Un concetto di fortuna, parafrasando il termine usato in quella situazione dal tecnico portoghese, che non è lontano da quanto detto da mister Zanetti nella conferenza stampa post partita: «Un allenatore è bravo e fortunato nei cambi quando chi entra fa la differenza in positivo, invece che in negativo. Ho messo dentro quattro giocatori offensivi, sul 2-0 fuori casa contro la Lazio: mi sono preso il rischio di espormi alla goleada».
Ci vuole una certa onestà intellettuale, quella che dimostra sempre Zanetti nelle sue analisi. Dopo aver giocato una partita non eccessivamente brutta ma senza alcun tipo di spunto da parte di tutta la squadra, una prestazione che fisiologicamente può capitare durante l’arco di un campionato e contro una squadra tecnicamente superiore, era necessaria una certa congiuntura astrale per riuscire a ribaltare il risultato. E l’insieme formato dai cambi empolese e laziali (determinante l’uscita di Cataldi), del morale delle due squadre, e delle singole circostanze ha portato al 2-2. La bravura dell’Empoli, e non si può negare in alcun modo, è nell’essere una squadra sempre pronta a raccogliere la minima occasione lasciata dagli avversari per raddrizzare una partita.
Un punto dolente mostrato dalla squadra azzurra all’Olimpico è la gestione dei calci piazzati, in attacco come in difesa. I dati parlano, attualmente, di 2 reti segnate e 4 subite in situazioni di palla da fermo. L’Empoli è sotto media nelle reti segnate: solo otto squadre hanno segnato 2 gol o meno in questo modo, compresi gli azzurri, ma solo sei ne hanno segnati 4 o più. Anche difensivamente fa peggio di molti altri, visto che solo sei squadre hanno subito 5 reti o più da calcio piazzato. Non aiuta anche che l’Empoli sia squadra tendenzialmente bassa per gli standard: escludendo Vicario, tra i titolari di domenica solo cinque giocatori superano il metro e ottanta di altezza, e di questi solo tre (Luperto, Ismajli e Satriano) vanno oltre il metro e ottantacinque. Se è vero che offensivamente si può ovviare a questo svantaggio cercando di intavolare schemi, magari giocando la palla bassa, si deve accettare che difensivamente si possa soffrire contro molte squadre.
Una nota di merito va, come detto anche da Zanetti, all’apporto dato dai subentrati. Se da Bajrami e capitan Bandinelli ci si aspetta sempre tanto, se Cambiaghi ha abituato agli strappi con cui scardina i binari delle partite in cui entra, difficilmente si poteva prevedere l’impegno messo in campo da Pjaca. Merito principalmente dei giocatori, ma anche di mister Zanetti e della sua capacità di creare un gruppo unito, coeso e che rema insieme verso un certo obiettivo. Sembrerebbe scontato, ma dare l’anima per raggiungere la salvezza è più un lusso che una costante, di questi tempi. È sempre valido il detto che ricorda come la fortuna aiuti gli audaci: di coraggio, dalle parti di Empoli, ce n’è da vendere.
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