Il Tirreno

Empoli

L'intervista

Baldanzi. «Ora viene il difficile Il mercato? Non ascolto le voci»

di Paolo Nencioni
Baldanzi dopo il gol al Sassuolo
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Baldanzi dopo il gol al Sassuolo

Parla il trequartista: «Darò il massimo per arrivare il più in alto possibile»

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EMPOLI. Tommaso Baldanzi è in rampa di lancio, ma ancora non si può sapere quanto in alto arriverà il missile. Non lo sa nemmeno lui, il fantasista azzurro che a dispetto dell’età (il prossimo 23 marzo compirà 20 anni) di cose ne ha già viste e fatte molte: uno scudetto con gli Allievi, uno scudetto con la Primavera, la trafila nelle Nazionali, l’esordio promettente in Serie A.

Allora, Tommaso, dove vuoi e dove pensi di poter arrivare?

«Sinceramente non lo so dove posso arrivare. Io cerco di dare sempre il massimo per arrivare il più in alto possibile».

Questo inizio di campionato è stato incoraggiante per te.

«Sì, un inizio così non me l’aspettavo, è stata un’emozione fortissima».

Ora però arriva il difficile, giusto?

«Sì, immagino che la seconda parte della stagione sarà molto più difficile. Ci aspetta un bello step, perché certamente le altre squadre si attrezzeranno, si rafforzeranno e noi dobbiamo continuare il nostro percorso avendo bene in mente l’obbiettivo della salvezza».

Intanto anche tu sei diventato un uomo mercato, sul tuo conto si rincorrono molte voci. Che effetto ti fa?

«Le voci non mi danno noia. Non ci penso. Io penso ad allenarmi forte perché so che il mio futuro passa da quello che riuscirò a fare in campo».

Nel tuo modo di giocare ti ispiri a qualche giocatore in particolare?

«No, non mi ispiro a nessuno in particolare. Guardo quello che fanno gli altri e cerco di prendere qualcosa da tutti».

Nel calcio moderno il ruolo di trequartista sembra un po’ passato di moda, non tutte le squadre ne schierano uno. Come vedi il tuo futuro in questo senso?

«Sì, vedo che il trequartista viene utilizzato meno di quanto si faceva in passato. Per questo dovrò imparare a interpretare anche ruoli diversi da quello».

Insieme ai tuoi compagni di squadra sei appena ritornato dal ritiro in Spagna. Che tipo di esperienza è stata?

«È stato un bel ritiro, siamo stati bene. Il gruppo è unito e si è ancora di più compattato. Ci siamo allenati forte e sappiamo che la forza del gruppo deve essere un’arma per noi».

Non hai ancora compiuto 20 anni e già sei nel calcio che conta, giochi in Serie A, vai in giro con le Nazionali. Ti senti un privilegiato rispetto ai tuoi coetanei?

«Non mi sento un privilegiato. Mi sento orgoglioso di giocare a questi livelli nella squadra in cui sono cresciuto».

A questo proposito, hai mosso i primi passi a Castelfiorentino, che sta dando molti interpreti di livello allo sport italiano. C’è un segreto?

«Non so. Io sono molto legato a Castello, ogni volta che posso cerco di stare lì. Nella squadra giocano molti miei amici e appena posso vado a vederli».

Com’è il tuo rapporto col tecnico Zanetti. Ne parlano tutti bene, ha anche qualche difetto?

«No (ride), il mister è bravo, ci dà la carica. A noi tocca solo seguirlo e ascoltarlo».

Come si vede, Tommaso ha già imparato una delle prime regole dei calciatori professionisti, cioè a non dire più del necessario. L’impressione è di parlare con un ragazzo più maturo dei suoi (quasi) 20 anni. Un ragazzo con la testa a posto che non si dà grandi arie e ha ben chiari in testa i suoi obbiettivi. Intanto il commissario tecnico Roberto Mancini lo ha chiamato (insieme a Fazzini e Cambiaghi) per uno stage coi giovani più promettenti in vista di un possibile ingresso nel giro della Nazionale. Non è la prima volta, era già successo a maggio. Ora dipende tutto da lui, da quello che farà vedere in campo.

 

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