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Empoli

Empoli, assedio a lieto fine col Pordenone

di Paolo Nencioni
Una conclusione di Mancuso si stampa sul muro del Pordenone (foto Sestini)
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Una conclusione di Mancuso si stampa sul muro del Pordenone (foto Sestini)

Gli ospiti subito in dieci per una bestemmia di troppo resistono fino all'88' e capitolano su autorete. E gli azzurri allungano in classifica

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EMPOLI. Ci sono le partite da cuori forti e quelle da fegati grossi. Empoli-Pordenone si iscrive certamente alla seconda categoria. Il lieto fine per gli azzurri contribuisce certamente a sgonfiarlo, quel fegato, ma che sofferenza. E che liberazione quel tocco di Matos all'88' infilato nella propria rete dal difensore con un nome pressoché impronunciabile, Chrzanowski, che ha fatto esplodere la tribuna del Castellani come se lo stadio fosse pieno. Sì, perché sono tre punti pesantissimi nella corsa alla promozione diretta, fondamentali soprattutto dopo le vittorie di Lecce e Monza che contenderanno agli azzurri il biglietto della serie A fino all'ultima giornata. Intanto però i punti di vantaggio sulla seconda restano 6 e quelli sulla terza 7, non pochi a nove giornate dalla fine.

Lo spartito dell'incontro era scritto, col Pordenone falcidiato da Covid, infortuni e squalifiche, ma ci ha pensato l'arbitro La Penna a metterci il carico da 11 cacciando dopo appena 6 minuti (rosso diretto) il povero Falasco, reo di aver cacciato una bestemmia dopo essere stato ammonito. Punizione parsa francamente eccessiva. E non sembri una bestemmia affermare che forse l'arbitro ha fatto un favore al Pordenone, che a quel punto è entrato in modalità impresa ed è quasi riuscito a farla, l'impresa, difendendo con le unghie e coi denti.

Tesser ha lasciato in campo quelli che c'erano e per più di 80 minuti è andato in scena un assalto a Fort Apache, un incontro che ridefinisce il significato di assedio, sportivamente parlando. Ciò nonostante l'Empoli non ha piazzato un tiro nello specchio per tutto il primo tempo, sbattendo continuamente contro il muro dei ramarri. Nella ripresa se possibile la pressione è aumentata (alla fine il possesso sarà 75 a 25) e sono fioccate le occasioni, ma c'è stato sempre uno stinco, un ginocchio, una fronte tra la palla e la rete. O la traversa, su un clamoroso pallonetto di Parisi da fuori area. Alla fine ci ha pensato il Dio del calcio, e uno stinco del polacco, a rimettere le cose a posto quando la beffa pareva servita. Tesser non aveva mai perso contro Dionisi e il Pordenone non aveva mai perso e mai preso gol contro l'Empoli. C'è sempre una prima volta.

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