Il Tirreno

Empoli

L’Empoli ancora condannato da un altro pasticciaccio brutto

David Biuzzi

Contro una Lazio opaca si rivedono più ordine e spirito, ma è un clamoroso errore di Provedel a regalare rigore e partita 

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Giocare contro l’Empoli ormai non sembra neanche troppo difficile. Basta aspettare. Aspettare il regalo che gli azzurri sistematicamente confezionano. Succede anche nel teatro dell’Olimpico, dove una piccola Lazio (stanca e spuntata) si prende il palcoscenico grazie a una papera di Provedel, che ai biancocelesti regala il rigore che decide la partita. E sa di beffa, perché stavolta l’Empoli avrebbe meritato ampiamente di riportare qualcosa a casa. Anche questa, però, è una storia che si ripete spesso, ormai troppo spesso. Certi errori, semplicemente, a questi livelli non si possono commettere. Perché il conto è sempre salato. Molto. E stavolta, con le sfide dei prossimi giorni, potrebbe riportare gli azzurri dentro la zona rossa.

Ma riavvolgiamo il nastro. Al via l’Empoli presenta la sola novità Dell’Orco (positivo il suo esordio)che porta un certo equilibrio in difesa. Merito anche dell’atteggiamento, che è decisamente più accorto e probabilmente anche dei problemi di una Lazio che senza la profondità di Immobile e la geometrie di Luis Alberto è assai prevedibile. Anche quando spinge. L’Empoli, insomma, si difende con ordine ed è anche capace di graffiare appena i biancocelesti provano a forzare la partita. Succede soprattutto in avvio, con Farias che sbaglia la scelta (al 6’, troppo egoista) e il controllo decisivo (al 27’) ma anche con Caputo che impegna Strakosha (7’). Per i padroni di casa, invece, si segnalano una percussione di Correa (29’) e un’incornata larga di Milinkovic-Savic (33’). L’unica vera azione corale, invece, porta ancora Correa al tiro (39’) ma Provedel dice no. Nel finale di frazione, però, gli azzurri sembrano riprendere tono e sostanza. Fino all’episodio che, di fatto, firma la codanna dell’Empoli, La frittata stavolta è di Provedel, che s’addormenta su un retropassaggio rischioso ma nella norma di Dell’Orco facendosi rubare palla da Caicedo e, come se non bastasse, rovinandogli sopra. È rigore, neanche serve il Var, e lo stesso Caicedo, il vice-bomber di casa, lo trasforma.

Dando il via, in pratica, a un’altra partita. L’Empoli, che sembra averne di più, non se la gioca neanche troppo male. Certo niente che meriti i fuochi d’ar tificio, ma l’orgoglio per provare a rimetterla in piedi c’è. In avvio di ripresa il forcing degli azzurri costringe la Lazio sulla difensiva e i padroni di casa diventano davvero insidiosi solo su palla inattiva (bene Provedel su Acerbi all’11’). Iachini sgancia Oberlin per Farias, ma è Krunic a sfiorare il bersaglio grosso al 16’ (destro fuori di poco dal limite su invito di Di Lorenzo). Con la gara ancora aperta Inzaghi rinforza la mediana con Cataldi prima (per un spento Milinkovic-Savic, sempre più lontano dal giocatore valutato oltre 100 milioni la scorsa estate) e Badelj poi (per Berisha), ma nell’ultimo spicchio è ancora l’Empoli (con Acquah al posto di Traore) a spingere e pungere. Si gioca praticamente sempre nella metà campo della Lazio, che prova ogni tanto ad alleggerire con qualche ripartenza ma il più delle volte è costretta a calciare il pallone il più lontano possibile. Il pari, insomma, sarebbe un premio assolutamente meritato, però quello che manca per riuscire a prenderselo davvero è il guizzo, la giocata. Le incornate di Oberlin (al 25’) e Silvestre (al 33’, con la palla che attraversa tutto lo specchio della porta senza trovare la deviazione vincente) mettono paura all’Olimpico, ma producono zero. Come il finale, un autentico arrembaggio a cui partecipa anche Mchedlidze. Ma è tutto inutile, tutto vano. La generosità non basta. Aver ritrovato un certo ordine può essere il primo passo. Ma per ritrovare i punti, solo 2 conquistati nelle ultime 7 uscite, ci vuole anche altro. Più idee, più soluzioni e, soprattutto, meno errori. —



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