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«Nazionale? È l’Empoli il mio azzurro»
Caputo travolto ma non stravolto dall’ondata di popolarità «Felice per i risultati e i gol, ma io sono sempre lo stesso»
EMPOLI. Travolto da un insolito destino. Non nell’azzurro mare d’agosto, come ci ha raccontato Lina Wertmüller nel suo strepitoso film del 1974, anche se pure in questa storia l’azzurro c’è. E ce n’è pure tanto. È quello dell’Empoli, però. Perché il protagonista non è Giancarlo Giannini e non è Mariangela Melato. È Ciccio Caputo, il bomber, Caputmundi, l’Undertaker. Nomi e soprannomi a parte, quello che la butta dentro. Che sta trascinando la truppa di Iachini e che, appunto, è stato travolto da uno di quei momenti incontrollati (e incontrollabili) di popolarità che solo il calcio dei grandi, la Serie A, può regalare.
Travolto ma non stravolto, sia chiaro. Perché dopo aver tagliato (ad agosto) il traguardo dei 31 anni, ha le spalle abbastanza larghe per sopportare anche interviste di giornali, siti, radio, tv e chi più ne ha più ne metta... «Ormai il mio equilibrio l’ho raggiunto – spiega Caputo – ed è vero che, in questo senso, arrivarci dopo i 30 anni, in Serie A, può essere un vantaggio. Di sicuro non mi sento diverso da qualche mese fa. Continuo a vivere il mio lavoro e la mia vita come sempre. Allenandomi ogni giorno al massimo e andando in giro con mia moglie e miei figli appena posso. Ora magari è un po’ freddo...».
Ma come si ci sente al centro dell’attenzione?
«Bene, ma non per la attenzioni. Per quello che c’è dietro alle attenzioni».
Ovvero?
«Il fatto che l’Empoli viva un momento positivo. Se sei un professionista vincere aiuta a vivere meglio».
E avere Caputo aiuta a vincere...
«No, semmai è l’Empoli che sta aiutando Caputo a segnare. Di sicuro, non lo nego, fare gol è il mio mestiere e riuscirci mi rende più felice».
E quando Iachini dice che lei è che da Nazionale?
«Sono contento. Molto. Perché lo dice il mio allenatore, cioè la persona che mi vede tutti i giorni lavorare. Ed evidentemente è soddisfatto di quello che sto dando».
Ma ci pensa o no alla Nazionale?
«La mia Nazionale ce l’ho già, ha la maglia azzurra e si chiama Empoli. A questo penso tutti i giorni. È chiaro che se mi chiamassero ci andrei a piedi, ma non posso farmi distrarre da un sogno».
Per anni ha segnato valanghe di gol in B e pochi sapevano chi fosse, ora ne sono arrivati 8 in A e...
«I gol sono tutti belli e tutti importanti, almeno quelli decisivi. Sono orgoglioso di tutti quelli che ho fatto, a prescindere dalla categoria, come lo sono della mia carriera. Ci sono stati momenti difficili, è vero, ma alla Serie A ci ho sempre creduto. L’ho inseguita passo dopo passo e ora me la godo il più possibile. È chiaro, poi, che nel massimo campionato è il contesto differente».
Ma è più difficile segnare?
«C’è meno margine di errori. In questa categoria è importante essere sempre concentrati, stare dentro la partita a livello mentale sempre al 100%. Ti concedono meno e devi approfittarne».
Quanta birra vende ora è che uno dei calciatori del momento?
«Beh, in effetti gli ordini stanno lievitando. Ne parlavo giusto stamani (ieri mattina per chi legge, ndr) coi miei soci. Bene, meglio. Ne approfitto per fare un po’ di pubblicità alla Pagnotta (e ride, ndr)».
Cosa darebbe per un gol nel derby?
«Darò tutto, nel derby, per un risultato positivo, come sempre. È chiaro che mi piacerebbe, ma conta l’Empoli, conta il risultato. E stavolta anche di più».
In che senso?
«Che i tifosi sentono molto questa partita e noi dobbiamo fare di tutto per regalare alla nostra gente la gioia che merita. Spero che vengano in tanti, domenica, a darci una mano. Ne avremo bisogno».
Sarà dura?
«E cosa, in Serie A, non lo è? La Fiorentina è una grande squadra, c’è poco da dire, e merita tutto il nostro rispetto. Detto questo sappiamo di poter dire la nostra e cercheremo di farlo nel miglior modo possibile. Sicuramente, vista l’attesa, è una di quelle partite che si prepara da sola».
E se ci fosse un rigore, dopo i due errori consecutivi dal dischetto, andrebbe a calciarlo lei?
«Certo che sì. Il nostro allenatore ha la lista dei rigoristi e al primo posto c’è il mio nome. Finché sarà così mi farò sempre avanti, senza problemi».
Quindi a 31 anni non sente più neanche il peso dei rigori sbagliati?
«No, no. Lo sento eccome. Soprattutto quello con la Roma visto che con l’Atalanta abbiamo vinto. Ogni occasione fallita è un piccolo rammarico, ma anche uno stimolo per costruirsene un’altra».
Perché chi ha la forza di non farsi travolgere della popolarità, evidentemente, ha anche la forza per accettare qualsiasi tipo di sfida.
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