C’è un’altra volta il Milan e Mchedlidze ora spera di venire fuori dal tunnel
la storiaDavid BiuzziQuando mise dentro quella palla giusto Nostradamus poteva sapere che sarebbe stato l’inizio delle fine. O almeno di un calvario, il suo, e uno degli ultimi segni di vita di una...
la storia
David Biuzzi
Quando mise dentro quella palla giusto Nostradamus poteva sapere che sarebbe stato l’inizio delle fine. O almeno di un calvario, il suo, e uno degli ultimi segni di vita di una squadra, l’Empoli, che di lì a un mese (giorno più giorno meno) sarebbe sprofondata in una delle retrocessioni più assurde e dolorose della sua storia.
Era il 23 aprile del 2017, non un secolo fa, ma per Levan Mchedlidze quella non è una data, ma la data. Perché proprio al Milan, l’avversario che domani sera si ritroverà di fronte per la prima volta, firmò il suo ultimo gol in Serie A (il sesto di quella maledetta stagione); perché proprio con il Milan ha giocato la sua ultima “vera” partita (poi c’è stata la solo la passerella dello scorso torneo, a promozione acquisita).
Perché la partita iniziata con quel gol, per l’Empoli è terminata con l’ultimo vero squillo fra i grandi (raddoppio di Thiam, gol rossonero di Lapadula e rigore parato da Skorupski a Suso per confezionare un trionfo ma, purtroppo, inutile in chiave salvezza) ma per il gigante di Tbilisi con l’infortunio che, da quel giorno, lo tiene a margine della squadra, ai bordi di quel campo dove potrebbe dare ancora moltissimo.
Il fattaccio, con gli azzurri già avanti di uno, si materializza nella ripresa. Quando Mchedlidze, lanciato in contropiede, si scontra col difensore rossonero Calabria. L’intervento non è cattivo, sia chiaro, ma il contatto (sullo slancio dei due durissimo). L’attaccante deve uscire, ma in un primo momento la situazione non sembra gravissima. «Potrebbe farcela già per la prossima sfida col Sassuolo», filtra dall’allora staff medico azzurro. Ma la settimana di stop diventa presto un mese e non si ferma più. Tanto che oggi, 521 giorni dopo, Mchedlidze non è ancora uscito da quel tunnel.
Certo, ora vede la luce, ma non è uscito. L’alone di mistero che per mesi ha fatto da cornice alla sua situazione, poi, ha favorito il rincorrersi di una serie di voci sempre più folli sul giocatore. Un po’ come l’Italia che vince 20-0 in Inghilterra nel film di Fantozzi che è costretto ad andare al cinema e non può seguire il match in tv.
Dalla scorsa estate, poi, la decisione di cambiare rotta presa da una società che ha già cambiato rotta (e uomini). Mchedlidze si opera prima alla schiena, per un’ernia, poi vola in Spagna (nel settembre del 2017) per farsi sistemare il ginocchio dal professor Cugat, un luminare. Segue un lungo periodo di cure, fisioterapia, allenamenti specifici. A febbraio 2018 torna ad assaggiare... il gruppo per un allenamento coi compagni, ma è poco più di un’apparizione. Ad aprile lo fa con maggiore continuità e Andreazzoli, che lo “adora”, lo convoca per la (decisiva) trasferta di Frosinone.
La nuova stagione, per lui, inizia con il rinnovo del contratto, gli allenamenti in gruppo (ed è già tanta roba) e l’amichevole disputata a Montelupo con la fascia del capitano al braccio. Poi nuovi contrattempi, figli di oltre 1 anno di stop. Ma ora Levan è di nuovo insieme ai compagni. Si allena e domani, contro quello stesso Milan, dovrebbe essere convocato. E, magari, potrebbe essere il modo migliore per chiudere una tremenda e lunghissima parentesi... —
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