Il Tirreno

Empoli

Buon Empoli, buon punto ma resta pure il rammarico

David Biuzzi
Buon Empoli, buon punto ma resta pure il rammarico

Gli azzurri fanno tutto più e meglio rispetto al Chievo ma prima sono poco pungenti e poi ci si mette la sfortuna

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Verona

Nella tabella di marcia di “nonno Aurelio”, da sempre attento ai numeri e alle medie, il nulla di fatto in casa del Chievo probabilmenye ci stava anche. E, in effetti, anche dal Bentegodi gli azzurri escono con più luci che ombre. Perché rispetto ai padroni di casa fanno tutto di più e tutto meglio. Ma, proprio per questo, il rammarico resta. Pochi tiri nel primo tempo, troppi sprechi nel secondo. Insomma resta la sensazione che il colpo fosse in canna. Ma che lì sia rimasto.



Già in avvio l’Empoli riparte esattamente da dove aveva lasciato, a Genova. Cioè palleggiando in faccia all’avversario. E, nello specifico, a un Chievo ancora ferito dalle 6 sberle di Firenze. Timoroso e forse anche disorientato dalla decisione di D’Anna di cambiare modulo: è un 4-3-1-2, quello dei veneti. Anche se nella prima frazione finisce per somigliare molto a un 4-5-1, con Djordjevic che si abbassa e i quattro difensori sempre molto stretti. L’idea, insomma, è fare densità e provarci con le ripartenze. Gli azzurri, invece, di fare la partita non hanno paura. Hanno più serenità, si vede anche da fuori dallo stadio, ma anche qualche buona idea. Come quella di allargare spesso il gioco. Soprattutto a sinistra, dove prima Antonelli (fuori dopo appena 14 per noie muscolari) e poi Pasqual salgono con tempi e modi giusti. Peccato che i cross che piovono nell’area del rientrante Sorrentino finiscano per fatturare zero. Qualcosa di meglio succede, come sempre, quando s’accende Zajc, che non si lascia annullare da Radovanovic ma cerca e trova spazi. Non a caso le situazioni di pericolo sono legate proprio alle iniziative dello sloveno. Non molto, è vero, soprattutto se rapportata alla mole di gioco espressa, ma è qualcosa ed è decisamente più di quello che fa il Chievo. Che, almeno a metà gara, sembra avere l’obiettivo assoluto di non prenderle. Il resto si vedrà.



Nella ripresa, invece, sono proprio i padroni di casa a cercare di dare una scossa (per tutta la gara, però, saranno insidiosi solo sfruttando i chili e i centimetri in più sulle palle inattive). L’avvio è tutto loro, ma all’Empoli bastano 10 minuti per riprendere in mano la partita. E stavolta, rispetto al primo tempo, lo fa anche dando maggiore ritmo e maggiore intensità. C’è più spirito, insomma, più voglia di andare a colpire. Tanto che già all’11’ il vantaggio non si materializza perché La Gumina spara su Sorrentino da zero metri. È comunque l’inizio di una nuova fase di dominio degli azzurri, che al 17’ sfiorano il bersaglio grosso con un missile dalla lunga di Capezzi e, al 28’, sbattono per la prima volta contro... la Var. Caputo, infatti, infila dopo una respinta di Sorrentino su Acquah, ma dalla sala video, dopo 3 minuti, cancellano tutto. Il fuorigioco c’è, inutile imprecare. Cosa che invece accade quando fra la truppa di Andreazzoli e un gol che sarebbe più che meritato ci si mette la sorte. Succede dopo che Djordjevic spreca un’opportunità nata da un rimpallo, al 34’. Poco dopo, infatti, Krunic spara di poco a lato col destro dopo un assist di Caputo e, al 37’, Zajc beffa Sorrentino che si aspetta il cross ma appoggia il piatto destro sul palo esterno. Un peccato, come il nuovo problema muscolare di Maietta, che lascia gli azzurri in 10 negli ultimi 120 secondi di recupero. Come, alla resa dei conti, il fatto di non aver vinto una partita giocata assai meglio di chi hai davanti. —



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