Il presidio
Nella sfida maledetta i suoi interventi sancirono la caduta
La STORiaQuesto momento, probabilmente, lo ha aspettato per più di 10 anni. Correva l’anno 2005, infatti, quando le strade di Andrea Fulignati e dell’Empoli si separavano. Aveva iniziato a parare in...
La STORia
Questo momento, probabilmente, lo ha aspettato per più di 10 anni. Correva l’anno 2005, infatti, quando le strade di Andrea Fulignati e dell’Empoli si separavano.
Aveva iniziato a parare in azzurro due anni prima, nel 2003, negli Esordienti. Poi il passaggio al Cappiano, quindi la Sestese e l’inizio dell’avventura nel pallone dei grandi a Trapani, Palermo e Cesena. Ma non era finita, non poteva finire. Quella dei Fulignati, infatti, è una dinastia di portieri che all’Empoli è legata a filo doppio, triplo: il papà Stefano parava nelle giovanili, il nonno Sergio anche in prima squadra.
E uno scherzo del destino, uno scherzo beffardo, era sembrato anche l’incrocio del maledetto 28 maggio 2017. Sì, proprio quel giorno, quello della retrocessione più amara e dolorosa della storia del club azzurro. Era dall’altra parte, Fulignati. Difendeva la porta del Palermo e la difesa, almeno dal punto di vista degli azzurri, fin troppo bene. Una paratona su una pennellata da fermo di Zajc, altri interventi importanti. Poi i rosanero, retrocessi da tempo, vincono e si portano dietro l’Empoli. «Mi piangeva il cuore – disse lui, nei giorni successivi – ma io dovevo pensare soltanto a fare bene il mio dovere».
Parole di circostanza? Anche no. Perché prima di diventare un calciatore professionista Fulignati ha speso tante delle sue domenica in Maratona, a tifare per quell’Empoli che si è sempre portato nel cuore. Anche quando ha dovuto metterlo in un angolo. Come quella triste sera di maggio. «Vidi capitan Pasqual inginocchiato a terra – il suo racconto – era l’immagine della resa. E lì sentii che anche una parte di me stava retrocedendo. Ricordo che andai a consolare il mio collega Pelagotti. Le sue lacrime mi toccavano particolarmente: portiere ed empolese proprio come me, un simbolo vero».
Ma non sarà, quella, l’ultima volta di Fulignati contro il suo Empoli. Nell’aprile scorso è fra i pali del Cesena. E deve arrendersi alle due bordate di Donnarumma e alla zampata di Bennacer. È cronaca recente: gli azzurri vincono e spiccano definitivamente il volo verso una promozione annunciata da tempo ma sempre più concreta. Il Cesena, invece, continuerà a giocarsi una salvezza che centrerà con merito anche grazie al su portiere (decisivo, ad esempio, a Palermo: evidentemente l’aria dell’ex lo esalta al massimo...).
Poi il crac, quello dei romagnoli. Fulignati è sul mercato. E lo cercano in tanti. Anche per essere ancora protagonista in Serie B. Ma Empoli è Empoli. E a un cuore azzurro non si comanda... —
D.B.
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