Empoli, alla scoperta di La Gumina: il figlio di Palermo che segna i gol e ricorda Falcone
Il ragazzo da 9 milioni ogni 23 maggio dedica un pensiero alla strage di Capaci. Quando giudice, compagna e uomini della scorta persero la vita non era neanche nato...
EMPOLI. Sembra un personaggio uscito da “Mery per sempre”, Antonino La Gumina. Con quel ciuffo biondo, l’espressione da figlio del sud e il braccio tatuato. A quel capolavoro del cinema italiano firmato Dino Risi nel 1989 (basato sul romanzo di Aurelio Grimaldi) riporta la mente per una vaga somiglianza con uno dei protagonisti (lo sfortunato Claudio Catalano, interpretato da un allora giovanissimo Maurizio Prollo) ma soprattutto il “messaggio” che dietro l’apparenza c’è altro. Molto altro. Molto di più. E non riguarda solo il talento sul campo, la capacità innata di sentire la porta e, soprattutto, buttarcela dentro.
Certo questo è il motivo per cui è, dall’altro ieri e per distacco, il giocatore più pagato della storia dell’Empoli. Ben 9 milioni per prenderlo dai rosanero. E, come anticipato, senza aiuti esterni dalla Juventus o da qualsiasi altro club. Un’operazione mai vista, architettata o anche solo pensata dalla società del presidente Fabrizio Corsi. Che su La Gumina, dunque, gioca una scommessa forte. E se, come detto, lo fa per quello che il ragazzo (atteso per domani a Empoli) ha lasciato intravedere sul campo, nella parte finale di quest’ultima stagione ma anche quando ha trascinato la Primavera del Palermo (2016) persa ai rigori proprio con la Juve, sicuramente sono state fatte anche considerazioni sul ragazzo. Che è piaciuto e piace. E che, proprio ieri, ha lasciato intendere di che pasta è fatto.
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Lo ha fatto affidando al proprio profilo Instagram un messaggio che rappresenta, di fatto, il suo congedo dal Palermo carico d’amore e di orgoglio. Dalla squadra della città dov’è nato, dov’e cresciuto (e non solo come giocatore) e dove, assicura, tornerà. «Devo andare – scrive La Gumina nel post dedicato ai tifosi che raccoglie anche dieci significative foto delle sue esultanze con la maglia rosanero – è difficile trovare le parole oggi, è difficile lasciare la società con cui sono cresciuto, come professionista e come uomo, una società che mi ha dato tanto, e che da bambino mi ha reso uomo. Oggi le nostre strade professionali si dividono ed una nuova avventura mi aspetta, ma con il cuore sono e sarò sempre con voi, ad esultare ad ogni gol come fosse il mio, ad esultare ad ogni vittoria come se fosse la nostra. La mia cessione aiuterà il Palermo a ripartire per riprovare subito a raggiungere la Serie A, perché è quello che ci meritiamo e, soprattutto, vi meritate. Ringrazio il Palermo Calcio, dal presidente Maurizio Zamparini ai magazzinieri, lo staff tecnico, i compagni e tutta la città e in particolare voi tifosi. Non è un addio, ma un arrivederci! Sono sempre con voi».
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Un bel gesto. E non un caso. Già, perché La Gumina conosce la memoria e il suo valore. Ed è uno di quei figli della Sicilia che, spesso, si fa finta di dimenticare. Terra di mafia, certo, ma anche terra che ha pagato il prezzo più alto, immolando su quell’altare i suoi figli migliori. Politici come Placido Rizzotto o Pio La Torre, poliziotti come Boris Giuliano e Ninnì Cassarà, magistrati come Rocco Chinnici, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Già, Falcone. Era il 23 maggio del 1992 quando 400 chili di miscela esplosiva fecero saltare per aria una fetta di A29, all’altezza dello svincolo di Capaci, e scossero la coscienza dell’Italia e non solo. Lui, Nino La Gumina, non era neanche nato (6 marzo del 1996) eppure lo scorso 23 maggio sempre sul suo profilo Instagram ha postato una foto del giudice che più di ogni altro è diventato il simbolo della lotta a Costa nostra. Un palermitano, come lui. A corredo anche i nomi di Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro (l e altre vittime di quel terrificante attentato) e un hashtag pieno di significati, anche sullo spessore umano del neo-azzurro: #ionondimentico.
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