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Caputo fa un assist ai tifosi
«Stadio pieno per alzare la coppa: questo è il successo di tutta la città»
EMPOLI. La fame è la stessa di quando attacca l’area di rigore dei malcapitati avversari. Stavolta, però, non è di gol. O almeno non solo. Già perché Ciccio Caputo, l’Undertaker azzurro, pagherebbe di tasca propria per far sentire la campana che suona a morto anche alla difesa del Perugia. Ma forse per la prima volta in questa sua fantastica stagione, gonfiare la rete e fare punti non sono la sua priorità. Lui, il bomber, stavolta ha soprattutto voglia di festa. Di alzare al cielo quella coppa dal nome poetico, “Vittoria con le ali”, di celebrare una stagione fantastica.
E, possibilmente, di farlo in mezzo a tanti amici. I suoi compagni, certo, ma non solo. «Spero che lo stadio sia pieno – dice – spero che tutta Empoli festeggi insieme a noi. Questa Serie A ce la siamo conquistata sul campo, ma è anche di quei ragazzi che hanno girato l’Italia insieme a noi. È un grande traguardo e tutta la città dovrebbe celebrarlo. Quella coppa non è solo dell’Empoli ma di tutta Empoli».
Fra l’altro lei sembra avere già un legame forte proprio con la città...
«È così. Io e la famiglia qui ci troviamo benissimo. Mi piace vivere la città, mi piace passeggiare in centro. Ho già molti amici, ho legato molto con i genitori dei compagni di scuola di mio figlio. Fra pochi giorni andremo a cena tutti insieme».
Quante magliette le costerà?
«No, non me ne hanno chiesta neanche una. E anche questo è un segnale di come si stia bene qui».
Ma riavvolgiamo il nastro: non è stato facile, per l’Empoli, portarla qui.
«È stata un’estate difficile anche per me. Con il ds Accardi che mi martellava di chiamate, io avevo scelto Empoli da subito, ma è vero che c’è stato un momento in cui tutto rischiava di saltare. Intorno a Ferragosto i dirigenti dell’Entella mi hanno chiamato dicendomi che avevano l’accordo con il Parma. Nonostante, ripeto, la mia preferenza fosse chiara da tempo ero così stanco di aspettare che sarei andato, ma poi è cambiato tutto».
Come?
«Con un gran giocata... del presidente Corsi. Con una telefonata al massimo dirigente dell’Entella (Gozzi, ndr) in 5 minuti ha stravolto un copione che sembrava già scritto e sono arrivato di corsa...».
Ha mai rimpianto quella scelta?
«Si possono avere rimpianti dopo una stagione del genere?»
Ma non sono state tutte rose e fiori...
«All’inizio ho trovato un ambiente scosso dalla retrocessione, ma anche un gruppo già unito e di grande qualità. Io ho sempre creduto in questa squadra».
Però c’è stato anche un cambio di allenatore.
«Che ci ha lasciato tutti di stucco. È stata una sorpresa, un fulmine a ciel sereno. Ma poi c’è stato subito un altro fulmine... un colpo di fulmine per essere più chiari».
Con Andreazzoli?
«Esatto. Il mister ha avuto un approccio incredibile. Ci è entrato nella testa, da subito, con concetti chiari e netti. C’è molto di lui in quello che abbiamo combinato. E poi la sua idea di calcio è stupenda, fantastica».
Vi divertite molto giocando?
«Moltissimo. Prendete la gara di Frosinone: sul 2-2 chiunque avrebbe pensato a gestire un pari che a noi sarebbe andato benissimo, ma l’Empoli no. L’Empoli voleva vincere e ha vinto».
Quanti meriti ha l’Empoli per i suoi gol?
«Tanti. Tantissimi. Qui, ripeto, c’è qualità ovunque. Io i miei 17 o 18 gol li ho sempre fatti, ma quest’anno ho segnato di più perché la palla buona ti arriva sempre. E da chiunque».
Chi l’ha sorpresa più degli altri?
«Giocatori forti ce ne sono tantissimi. Ma la sorpresa per me è Di Lorenzo. Me ne aveva parlato bene un collaboratore del mio procuratore, ma mi è piaciuto per come è entrato in punta di piedi e per come ha lavorato. Infatti è cresciuto in maniera incredibile. E, secondo me, ha pure altri margini».
Quanto ci tiene a raggiungere il record di Eder?
«Non è mai stata una priorità, ma ora che ho fatto 30 vorrei fare pure 31... Proverò a raggiungerlo a 27 reti, magari a superarlo pure, perché chiudere un’annata così entrando nella storia del club sarebbe una soddisfazione in più».
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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