Meteo
La svolta lunga... un girone
Dopo il pari dello Zini il ribaltone che ha cambiato la storia degli azzurri
EMPOLI. È una svolta lunga... un girone. Dalla Cremonese alla Cremonese. Già, perché è proprio la partita dello Zini che, per l’Empoli, è diventata uno spartiacque. Dalla gestione, neanche troppo male, di Vincenzo Vivarini a quella, straordinaria, firmata Aurelio Andreazzoli. Insomma, con una decisione inattesa ma evidentemente sacrosanta, non è cambiata solo la storia degli azzurri ma quella del campionato di Serie B.
LA SVOLTA. Era un freddo ma non gelido sabato di dicembre, il 16, quando uno dei venti gol di Donnarumma e una prova sempre in controllo non bastò all’Empoli per passare in casa dei grigiorossi. Dopo il pari quasi casuale di Brighenti, però, era obiettivamente difficile ipotizzare quello che sarebbe accaduto nelle successive 24 ore. I dirigenti dell’Empoli, che già da un po’ pensavano alla svolta, decidono di rompere gli indugi nonostante una gara, quella col Brescia, da disputare pochi giorni dopo e una situazione comunque in linea coi programmi. Non con il potenziale del gruppo, però. Così Vivarini salta insieme al suo staff e dal cilindro del direttore sportivo Accardi esce “nonno Aurelio”. Ci pensava da un po’, si diceva, l’Empoli. I infatti Andreazzoli aveva già parlato col ds, spiegando il suo progetto tattico, poi con lui e il dg Butti e, infine, coi due dirigenti il presidente Corsi e l’ad Ghelfi. Dietro le quinte, insomma, la mossa stava già maturando da qualche settimana.
I NUMERI. E che la svolta sia stata decisiva, ovviamente, è sotto gli occhi di tutti. Dopo l’assestamento col Brescia, infatti, l’Empoli comincia a vincere, ogni tanto a pareggiare giusto per non esagerare, ma anche a stravincere tutti gli scontri d’alta quota. È una cavalcata senza precedenti e basta dare un occhio all’equilibrio che regna, fra le altre contendenti alla promozione come fra chi lotta per la sopravvivenza, per rendersi conto della portata dell’impresa. Come una semplice occhiata ai numeri sintetizza bene l’accaduto. La gestione Vivarini è durata 19 partite con 30 punti portati in dote. La media, calcolatrice alla mano, dice che i punti a partita sono poco più di 1,5 (1,57 per la precisione). Per il suo successore, invece, il fatturato recita di 48 punti in 20 giornate di campionato per una media di 2,4. Poco meno di 1 punto in più a partita...
LE PROIEZIONI. Differenza notevole. Ma addirittura mostruosa se si prova a fare un tuffo dentro Sliding Doors, il film di Peter Howitt che, nel 1998, provò a raccontare la diofferenza fra quello che è e quello che poteva essere semplicemente partendo dalla corsa di una metro presa o persa. E nel caso dell’Empoli essere saliti sul treno Andreazzoli ha fatto tutta la differenza del mondo. Con la media punti del tecnico di Massa spalmata su tutto il campionato, infatti, l’Empoli avrebbe addirittura toccato quota 100 punti (ovviamente se mantenuta per tutte le 42 partite del campionato). La proiezione dell’Empoli targato Vivarini, invece, dice che oggi i punti in classifica sarebbero 61 e dunque, almeno a livello teorico, sempre in corsa anche per la promozione diretta (con la confusione che regna nei piani inferiori, però, è davvero difficile da dire...) e con la possibilità di chiudere la stagione regolare con una classifica che potrebbe andare da un minimo di 63 punti a un massimo di (quasi) 66 (65,9 il conteggio esatto). Un girone fa, insomma, l’Empoli ha rischiato di vivere tutta un’altra storia...
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
