Italia
La rivoluzione passa pure da... una porta
L’ha chiesta (e ottenuta) Andreazzoli nella pancia dello stadio per dividere gli uffici dei dirigenti da tutta la parte tecnica
EMPOLI. «Non aprite quella porta». Non si tratta, però, del film 1974 diretto da Tobe Hooper (uscito nell’ormai lontano 1974) che poi ha dato il via a una vera e propria saga. Anzi. La celebra pellicola in questione è un horror indipendente da subito classificato come “B-movie” mentre, in questo caso, la nostra storia è proprio... da Serie A. La firma è quella di Aurelio Andreazzoli e quella porta da non aprire è uno dei simboli della fantastica cavalcata degli azzurri.
VIETATO OLTREPASSARE. «Andreazzoli mi ha stupito nella gestione, ha dato regole a tutti. A me per primo». Sono parole pronunciate dal presidente Fabrizio Corsi subito dopo la promozione. E solo chi non conoscere il massimo dirigente e chi non conosce l’Empoli può averle prese come una semplice battuta. La prima regola di “nonno Aurelio”, infatti, non è che non si deve mai parlare di “nonno Aurelio” (altrimenti saremmo dentro un altro film: Fight Club) ma semmai che non si deve mai interferire con lui e il suo lavoro. E così, a poche settimane dal suo arrivo, ha chiesto e ottenuto che nella pancia del Castellani fosse installata un’altra porta. C’è ancora, ovviamente. Divide la parte dove ci sono gli uffici dei dirigenti dallo spogliatoio del tecnico e da quello dei giocatori. Un infisso che è anche un messaggio, dunque: voi comandate fin a qui, da qui in poi c’è la parte tecnica e tocca a me. Ovviamente buttata giù così è un po’ dura. Perché il rapporto fra allenatore e dirigenti non è buono ma qualcosa di più. Il confronto è continuo, aperto e sincero. Ma i ruoli sono diversi e gli ambiti devono rimanere separati.
LE REGOLE. Non a caso, proprio su quella porta, il tecnico ha fatto mettere anche un cartello: il giorno della partita possono oltrepassarla solo i convocati. Sembrerebbe quasi la banalità del bene, ma il rispetto delle regole, che non si può certo confondere con la cura dei dettagli, rappresenta un dato di forte discontinuità rispetto al passato. E, alla resa dei conti, un altro passaggio obbligato in quella rivoluzione che proprio Fabrizio Corsi ha voluto con forza e iniziato con coraggio. Quella che ora, come ribadito dallo stesso massimo dirigente nell’intervista rilasciata al Tirreno, vuole proseguire. Per trasformare l’Empoli in qualcosa di diverso e di più radicato rispetto a un’azienda, del pallone, a conduzione familiare. E la rivoluzione, quella azzurra, passa anche attraverso una banale... porta.
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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