Il Tirreno

Empoli

Il primo 0-0 e almeno due buoni motivi per sorridere ancora

Il primo 0-0 e almeno due buoni motivi per sorridere ancora

Al Cabassi brilla la stella del baby-gioiello Traore E il coro «ce ne andiamo in Serie A» diventa un mantra

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EMPOLI. Evidentemente era destino che lo 0-0, per l’Empoli, non fosse cosa da Serie B. Il primo risultato a reti bianche della stagione, infatti, si è materializzato a Carpi nel match del Primo Maggio. Quello, cioè, giocato con il biglietto per il tavolo dei grandi già in tasca e persino già vidimato. Da ospite della categoria, insomma.

LA PARTITA. E l’obiettivo già centrato ha influito sul match. Perché l’Empoli, chiariamolo subito, ha offerto una prestazione onesta, degna, seria. Ma lo ha fatto con l’indigestione da promozione ancora da smaltire e, di conseguenza, con una fame relativa. Eppure sono stati proprio gli azzurri a farla, la partita. Con i padroni di casa arroccati in un 3-5-1-1che molto spesso è diventato 5-4-1, con marcature a tutto campo e una fase difensiva, comunque ben disegnata da Calabro, che è iniziata ai limiti dell’area di rigore della capolista. In un contesto del genere, insomma, il solito possesso palla è risultato spesso fine a se stesso. Ma il solito fatto di averci provato dall’inizio alla fine, a pochi giorni dall’apoteosi, vale già molto. E i giovanotti di Andreazzoli lo hanno fatto correndo anche il rischio di farsi beffare dalle ripartenze dei biancorossi, spesso condotte in superiorità numerica. Tirando le somme, però, l’unico vero pericolo l’Empoli lo ha corso sugli sviluppi di una mischia, con Gabriel decisivo sull’ex Bittante. Dall’altra parte, invece, Colombi ha dovuto mettercene almeno un paio, di pezze, in avvio e nel finale. Mentre Caputo (due volte) e Donnarumma stavolta hanno stranamente sparato a salve, fermando così a quota 28 il numero di partite consecutive con almeno un gol segnato.

LE NOTE LIETE. Sale a 27, invece, la quota dei risultati utili consecutivi. Ma, soprattutto, anche dal Cabassi gli azzurri escono con almeno un paio di buoni motivi per sorridere. Il primo ha un nome e cognome: Hamed Junior Traore. Già, perché il gioiellino del 2000, entrato al 26’ della ripresa al posto di Krunic, si è preso la scena con 28 minuti (recupero incluso) di grandissima qualità. Ha iniziato da interno, è passato sulla trequarti al 33’ quando Brighi ha rimpiazzato Zajc, ed è stato comunque imprendibile. Ha mandato in porta Donnarumma (tiro fuori), ci ha provato da solo (parata di Colombi) dopo uno slalom pazzesco: insomma, tanta roba. L’altra nota lieta, invece, riguarda il popolo azzurro. E, più precisamente, quel ritrovato (non da oggi) feeling che giorno dopo giorno somiglia sempre più a un rapporto solidissimo. Cementato anche dal coro, cantato durante e dopo la partita come una mantra, «ce ne andiamo in Serie A»...(d.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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