Il presidio
Empoli, la promozione è firmata Fabrizio Corsi
E' il massimo dirigente che ha preso decisioni coraggiose e impopolari nel corso di un'estate difficile
EMPOLI. Ebbene sì, stavolta possiamo dirlo davvero: l'Empoli torna in Serie A, da dove era rovinosamente caduto 11 mesi fa al termine di una stagione sciagurata. Lo fa dopo un’annata trionfale, la migliore della storia del club, numeri alla mano. E il presidente Fabrizio Corsi confeziona l'ennesima meraviglia. Questa è stata una promozione di tutti, ma soprattutto sua perché dopo un'estate a dir poco difficile, per usare un eufemismo, è lui che ha preso decisioni coraggiose e impopolari che con l'aiuto dei suoi collaboratori ha sapientemente portato a termine. Nel calcio si usa dire, e guarda caso è un adagio spesso usato anche dal presidente azzurro, che il più bravo è quello che sbaglia meno. Ecco, l'Empoli quest'anno ha sbagliato pochissimo.
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Ma la cosa eccezionale è che quei pochi errori che sono emersi dopo i primi mesi sono stati corretti nel mercato di riparazione. Con l'intuizione geniale del cambio dell'allenatore. Non che sia stato per noi un fulmine a ciel sereno, c'erano già stati segni di insofferenza nelle settimane precedenti, ma forse in quel momento nessuno se lo aspettava più ormai. Quinti in classifica, a 5 punti dalla prima e dopo 5 risultati utili consecutivi. Ironia della sorte la Serie A è arrivata alla quint'ultima giornata. Che il presidente volesse provare a tornare nella massima serie lo ha detto il mercato perché altrimenti non avrebbe fatto un investimento pesante come quello fatto per Caputo e non avrebbe preso giocatori come Romagnoli e Lollo, anche se poi per svariati motivi non si sono rivelati del tutto all'altezza delle aspettative.
La differenza poi, oltre all'attacco micidiale con un Donnarumma andato ben oltre quanto fosse lecito attendersi e partner perfetto di Caputo, l'hanno fatta giocatori che non pensavamo così forti. Come Di Lorenzo e Bennacer; l'esplosione di Zajc e le certezze di Pasqual, Krunic e Veseli oltre a Castagnetti che una volta messo a fare il play basso ha dato tempi e geometrie giuste alla squadra. Poi a gennaio gli innesti di Gabriel, forzato per l'infortunio occorso a Provedel, e Maietta hanno completato l'opera.
Iniziata da Vivarini, che ha avuto un ruolo fondamentale nella ricostruzione della squadra e del feeling con i tifosi, aiutato e supportato dagli immediati risultati e da un gioco spumeggiante che ha impiegato poco tempo a riconquistare la fiducia del pubblico. Per ammissione del presidente, però, la squadra non esprimeva tutto il suo potenziale e questo ha portato il massimo dirigente a puntare su Andreazzoli.
Scelta sorprendente e non pronosticabile. Un rischio, se vogliamo, che Corsi si è assunto perché non sto a spiegarvi cosa sarebbe successo nel caso in cui l'Empoli non fosse salito in Serie A. Fa parte del gioco, certo, ma i complimenti non saranno mai pari alle feroci critiche di quando le scelte si rivelano sbagliate. I meriti di Andreazzoli li elencheremo più avanti, perché richiedono un capitolo a parte. Mi limito a dire che in più di 20 partite non ha mai perso.
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