Il presidio
A Cremona vent’anni dopo a caccia di un’altra impresa
di Alessandro Marmugi
Nel 1997 la vittoria della promozione in serie A firmata da Carmine Esposito che ora spinge la Vivarini band: «Questo Empoli ha grande qualità, può farcela»
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EMPOLI. Balli, Birindelli, Baldini. E poi Bianconi, Dal Moro, Tricarico e Ficini. E come dimenticarsi di Pane, Martusciello e Masimiliano Cappellini e Carmine Esposito. Già una di quelle formazioni mitiche, indimenticabili, che i tifosi ripetono a memoria come un mantra. Sì, quella formazione di eroi guidata da Luciano Spalletti che nel’97 riuscì a portare a termine il doppio salto, dalla C1 alla serie A.
Era il 15 giugno, una giornata calda e carica di speranza. Circa 6.000 empolesi in treni stracolmi e carovane di pullman partirono alla volta di Cremona con il sogno di tornare nell’olimpo del calcio. Un sogno diventato realtà, l’inizio di una lunga cavalcata la primavera di una nuova era targata Fabrizio Corsi. Sono passati vent’anni da quella gara che per generazioni di empolesi è una parte di storia, come piazza dei Leoni o piazza della Vittoria. L’Empoli a Cremona non ci è più tornato a giocare in tutti questi anni, ma lo farà sabato, in una gara decisamente importante nel cammino della squadra di Vivarini.
Qualcuno ha ancora dei feticci di quella gara nascosti nei cassetti di casa. Magari qualche zolla dello stadio Zini o perché no la maglia dell’autore del gol vittoria, Carmine Esposito che ricorda ancora quella gara come se fosse ieri. «E chi può dimenticarsi quella partita – racconta l’ex attaccante azzurro e da poche ore nuovo allenatore del Chieti –. Fu un’emozione indescrivibile. Sapevamo che ci sarebbe bastata una vittoria contro la Cremonese che era già retrocessa ma c’era grande tensione. Sapevamo di poter compiere qualcosa di straordinario. E alla fine fu un trionfo». Una festa, con migliaia di empolesi a festeggiare sul prato dello stadio. In 6. 000 avevano raggiunto la città lombarda armati di sciarpe e bandiere azzurre. E dopo un quarto d’ora fu subito magia.
«Mi ricordo ancora bene il gol – racconta Esposito – io appoggiai di testa per Giovanni (Martusciello, ndc) e lui mi restituì il pallone in mezzo e con un tocco la buttai dentro. Se ci ripenso ho ancora i brividi». L’Empoli su quel campo non ci è più tornato, il destino ha voluto che per vent’anni la Cremonese e l’Empoli non si incontrassero più, sabato invece si tornerà nello stadio talismano. Anche la squadra di Vivarini, come quella di Spalletti a suo tempo vuole stupire. E tentare la grande impresa. Quello di Cremona potrebbe essere nuovamente uno snodo cruciale. «Non ho visto tutte le partite dell’Empoli perché nella prima parte della stagione ero in Portogallo – racconta Esposito – ma mi sembra di aver visto una squadra con tanta qualità e soprattutto con un grande attacco. Donnarumma e Caputo sono davvero una grande coppia, Caputo in particolare è un giocatore straordinario per la serie B. Sarà una partita difficile ma sono sicuro che con lo spirito e l’atteggiamento giusto l’Empoli possa riuscire a fare risultato. Forse non un’impresa come la nostra ma potrebbe essere la base per far qualcosa di importante». Chi lo sa, i tifosi intanto incrociano le dita e sperano ancora nel talismano Cremona.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Era il 15 giugno, una giornata calda e carica di speranza. Circa 6.000 empolesi in treni stracolmi e carovane di pullman partirono alla volta di Cremona con il sogno di tornare nell’olimpo del calcio. Un sogno diventato realtà, l’inizio di una lunga cavalcata la primavera di una nuova era targata Fabrizio Corsi. Sono passati vent’anni da quella gara che per generazioni di empolesi è una parte di storia, come piazza dei Leoni o piazza della Vittoria. L’Empoli a Cremona non ci è più tornato a giocare in tutti questi anni, ma lo farà sabato, in una gara decisamente importante nel cammino della squadra di Vivarini.
Qualcuno ha ancora dei feticci di quella gara nascosti nei cassetti di casa. Magari qualche zolla dello stadio Zini o perché no la maglia dell’autore del gol vittoria, Carmine Esposito che ricorda ancora quella gara come se fosse ieri. «E chi può dimenticarsi quella partita – racconta l’ex attaccante azzurro e da poche ore nuovo allenatore del Chieti –. Fu un’emozione indescrivibile. Sapevamo che ci sarebbe bastata una vittoria contro la Cremonese che era già retrocessa ma c’era grande tensione. Sapevamo di poter compiere qualcosa di straordinario. E alla fine fu un trionfo». Una festa, con migliaia di empolesi a festeggiare sul prato dello stadio. In 6. 000 avevano raggiunto la città lombarda armati di sciarpe e bandiere azzurre. E dopo un quarto d’ora fu subito magia.
«Mi ricordo ancora bene il gol – racconta Esposito – io appoggiai di testa per Giovanni (Martusciello, ndc) e lui mi restituì il pallone in mezzo e con un tocco la buttai dentro. Se ci ripenso ho ancora i brividi». L’Empoli su quel campo non ci è più tornato, il destino ha voluto che per vent’anni la Cremonese e l’Empoli non si incontrassero più, sabato invece si tornerà nello stadio talismano. Anche la squadra di Vivarini, come quella di Spalletti a suo tempo vuole stupire. E tentare la grande impresa. Quello di Cremona potrebbe essere nuovamente uno snodo cruciale. «Non ho visto tutte le partite dell’Empoli perché nella prima parte della stagione ero in Portogallo – racconta Esposito – ma mi sembra di aver visto una squadra con tanta qualità e soprattutto con un grande attacco. Donnarumma e Caputo sono davvero una grande coppia, Caputo in particolare è un giocatore straordinario per la serie B. Sarà una partita difficile ma sono sicuro che con lo spirito e l’atteggiamento giusto l’Empoli possa riuscire a fare risultato. Forse non un’impresa come la nostra ma potrebbe essere la base per far qualcosa di importante». Chi lo sa, i tifosi intanto incrociano le dita e sperano ancora nel talismano Cremona.
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