Il presidio
L’Empoli ha scoperto... l’1-0
di David Biuzzi
Meno brillante ma più solido: Donnarumma dal dischetto scava il solco
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EMPOLI. Dopo 6 mesi di lavoro, dopo valanghe di gol fatti (ora 36) e incassati (sempre 28), dopo una serie impressionante di gioie e amarezze, l’Empoli scopre... la patata lessa. Già, proprio come nel vecchio spot di un noto caffè, infatti, si rischia di vincere il gran premio dell’ovvio, ma al 18° tentativo (non il 1° o il 2°...) la truppa di Vivarini si accorge che si può vincere anche e semplicemente 1-0. Quando non è periodo buono per il calcio champagne, come questo, si può e si deve dissetare con l’acqua (magari del rubinetto) ottenendo il massimo col minimo. In senso di gol, sia chiaro. Perché l’8ª meraviglia di Donnarumma, a segno dal dischetto, non è l’unica cosa buona che gli azzurri fanno nel corso di un match che demeriti propri e meriti altrui rendono dannatamente complicato.
DI RIGORE. È una vittoria... di rigore, dunque. Ma anche in questo caso non si tratta soltanto dell’acuto dagli 11 metri dell’altro gemello del gol. Rigoroso, infatti, è l’atteggiamento che per una volta (ed era l’ora...) c’è nell’applicazione difensiva. Perché l’avvio di gara, ad onor del vero, non è così promettente da questo punto di vista. Ma in corso d’opera l’Empoli dimostra di sapersi adattare alle necessità (ad esempio limitando la facilità d’azione delle due punte emiliane spedendo Bennacer a prendere quella che a turno si abbassa) e concede sempre meno, errori individuali a parte. È una conseguenza del lavoro, ma anche delle scelte, perché alla fine Vivarini s’affida all’ex Lollo e non a Castagnetti. Ovviamente c’è un conto da pagare. E, non a caso, l’Empoli fatica a guadagnare metri di campo e costruire occasioni. Con Krunic che sbaglia molto (migliorerà col passare dei minuti), con Di Lorenzo che non può aggiungere la qualità alla buona volontà e al tempismo delle sue discese, l’arma per colpire è la coppia più bella del mondo (o almeno della Serie B). E, non a caso, l’episodio del rigore nasce proprio dalla foga con cui i due attaccano un errore della retroguardia emiliana. Palla recuperata, penalty conquistato e gara sbloccata mentre passano i titoli di coda di un primo tempo non bello ma intenso.
IN TRINCEA. Nella ripresa, così, il copione sarebbe favorevole. Il Carpi non può più giocare come nella prima parte, con un uomo contro uomo allargato a tutto campo (bella idea di un interessante Calabro) e il pressing iniziato sistematicamente dalle punte. Per una larga fetta di partita, infatti, l’Empoli non solo controlla alla grande, ma pare proprio dominare con Bennacer direttore d’orchestra e Caputo che per una volta non sarà Undertaker ma che lotta come un matto su ogni pallone (e ne gestisce bene molti). Solo che non chiude quando potrebbe e dovrebbe, la truppa di casa, e quando il play franco-tunisino finisce la benzina fatalmente perde campo. Tanto campo. Il Carpi, mai domo, spinge con le armi che ha ma, tolta un’occasione nata da un pallonaccio perso da Zajc, combina poco. Con l’ingresso di Castagnetti gli azzurri tornano ordinati e quando la palla piove in area ci pensa il solito coraggioso Provedel a mettere tutti d’accordo uscendo sempre e sempre bene. E così l’Empoli, per la prima volta, vince una partita sporca, vince senza i fuochi d’artificio. Ma in una giornata in cui a farlo sono in pochi (non un caso in questo periodo...) conquista 3 punti nient’affatto banali e torna imbattuto dopo 3 mesi. Il salto di qualità, insomma, non c’è ancora stato ma i progressi (importanti) sì.
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
DI RIGORE. È una vittoria... di rigore, dunque. Ma anche in questo caso non si tratta soltanto dell’acuto dagli 11 metri dell’altro gemello del gol. Rigoroso, infatti, è l’atteggiamento che per una volta (ed era l’ora...) c’è nell’applicazione difensiva. Perché l’avvio di gara, ad onor del vero, non è così promettente da questo punto di vista. Ma in corso d’opera l’Empoli dimostra di sapersi adattare alle necessità (ad esempio limitando la facilità d’azione delle due punte emiliane spedendo Bennacer a prendere quella che a turno si abbassa) e concede sempre meno, errori individuali a parte. È una conseguenza del lavoro, ma anche delle scelte, perché alla fine Vivarini s’affida all’ex Lollo e non a Castagnetti. Ovviamente c’è un conto da pagare. E, non a caso, l’Empoli fatica a guadagnare metri di campo e costruire occasioni. Con Krunic che sbaglia molto (migliorerà col passare dei minuti), con Di Lorenzo che non può aggiungere la qualità alla buona volontà e al tempismo delle sue discese, l’arma per colpire è la coppia più bella del mondo (o almeno della Serie B). E, non a caso, l’episodio del rigore nasce proprio dalla foga con cui i due attaccano un errore della retroguardia emiliana. Palla recuperata, penalty conquistato e gara sbloccata mentre passano i titoli di coda di un primo tempo non bello ma intenso.
IN TRINCEA. Nella ripresa, così, il copione sarebbe favorevole. Il Carpi non può più giocare come nella prima parte, con un uomo contro uomo allargato a tutto campo (bella idea di un interessante Calabro) e il pressing iniziato sistematicamente dalle punte. Per una larga fetta di partita, infatti, l’Empoli non solo controlla alla grande, ma pare proprio dominare con Bennacer direttore d’orchestra e Caputo che per una volta non sarà Undertaker ma che lotta come un matto su ogni pallone (e ne gestisce bene molti). Solo che non chiude quando potrebbe e dovrebbe, la truppa di casa, e quando il play franco-tunisino finisce la benzina fatalmente perde campo. Tanto campo. Il Carpi, mai domo, spinge con le armi che ha ma, tolta un’occasione nata da un pallonaccio perso da Zajc, combina poco. Con l’ingresso di Castagnetti gli azzurri tornano ordinati e quando la palla piove in area ci pensa il solito coraggioso Provedel a mettere tutti d’accordo uscendo sempre e sempre bene. E così l’Empoli, per la prima volta, vince una partita sporca, vince senza i fuochi d’artificio. Ma in una giornata in cui a farlo sono in pochi (non un caso in questo periodo...) conquista 3 punti nient’affatto banali e torna imbattuto dopo 3 mesi. Il salto di qualità, insomma, non c’è ancora stato ma i progressi (importanti) sì.
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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