Il Tirreno

Empoli

L’Empoli si fa male da solo

di David Biuzzi
L’Empoli si fa male da solo

A Venezia sembra più solido e maturo, ma sui titoli di coda butta via tutto

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VENEZIA. Sarebbe stato un punto d’oro. Già, sarebbe stato. L’Empoli se lo era pure guadagnato, con una prova con meno fronzoli ma decisamente più sostanza del solito. Con più solidità e anche maturità, rispetto al solito. Peccato che poi abbia deciso di buttare via tutto al minuto numero 42 della ripresa, cioè quando sul match stavano passando i titoli di coda. Certo si ha messo del suo pure l’arbitro Saia (ma c’era proprio bisogno di mandare un direttore di gara di Palermo...) che, come i suoi altrettanto colpevoli collaboratori, non vede un contatto proibito fra Geijo e Romagnoli in mezzo al campo. Ma gli azzurri erano comunque in difficoltà su quella palla. Su un’azione difensiva che il Venezia trasforma in contropiede in superiorità numerica fin troppo semplicemente. È l’episodio che cambia la storia del match, ma che fatalmente sposta anche il giudizio che i precedenti 87 minuti di partita stavano formando: sembrava degna del suo primato solitario, la truppa di Vivarini, ma evidentemente ancora non lo è.

SOSTANZA. Peccato. Perché pur confermando quasi in toto l’undici di Chiavari (l’eccezione è Benaccer per Lollo), gli azzurri danno un’altra intrepretazione alla gara. E, a lungo, è quella giusta. Il Venezia, infatti, tiene tutti i suoi 10 giocatori di movimento dietro la linea della palla, spesso anche dietro quella di metà campo, con l’idea di chiudere i varchi e ripartire di slancio. Una trappola, insomma. Che l’Empoli schiva con un’interpretazione matura, degna di una capolista. Ovvero tenendo la palla quasi sempre e cercando di giocare, ma senza esagerare e senza scoprirsi più del lecito. Le occasioni arrivano con meno frequenza, e stavolta Caputo non le sfrutta, ma anche la difesa (al di là delle sofferenze di Veseli sulla corsia) tiene meglio. Manca un po’ di ritmo, è vero, ma non è facile trovarlo nella densità della porzione di campo occupata stabilmente dagli uomini di Inzaghi.

L’EPISODIO. L’uscita di Donnarumma per noie muscolari (dentro Krunic, che si riprende la trequarti) aumenta le difficoltà in avanti perché Ninkovic prima e Piu poi girano un po’ più alla larga. Ma, tutto sommato, gli aspetti positivi continuano a superare quelli negativi. Coi risultati in arrivo dagli altri campi, poi, il pari assume ulteriore valore. E l’Empoli, pur continuando a cercare di vincerla più di quanto non facciano i padroni di casa (all’incirca è del 60% alla fine, il possesso palla azzurro), sta attento a non esagerare. Anche Vivarini, che però forza un po’ l’ultimo cambio: fuori Bennacer, il migliore per distacco, dentro Zajc. Una mossa simile era risultata decisiva a Chiavari, ma stavolta non paga. Perché Krunic scala a fare il mediano di destra ma, ovviamente, interpreta il ruolo in maniera decisamente più offensiva. E, alla fine, è proprio in quella zona di campo che qualcosa non funziona, che qualcuno manca. Perché Zajc perde una palla nell’area avversaria e ci sta; Domizzi scavalca Di Lorenzo con un tocco morbido e ci sta; ma quello che proprio non dovrebbe starci è che alle loro spalle il neo-entrato Pinato sia tutto libero di galoppare sulla fascia (da rivedere la posizione e le scelte di Simic) e di servire a Moreo, altro subentrato, la palla che vale 3 punti e aggancio in vetta nonostante il disperato (e quasi riuscito) tentativo di Provedel. Il punto e il primato solitario, dunque, affondano in laguna. E a buttarli via è stato proprio l’Empoli.

@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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