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Empoli

Match nel ricordo di Adriano Lombardi

Sull’asse Empoli-Avellino, negli anni, qualcosa è stato costruito. Ma c’è sopratutto un doppio ex a dare un sapore speciale alla sfida di domani. Ed è l’uomo a cui lo stadio, il Partenio, è stato co-i...

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Sull’asse Empoli-Avellino, negli anni, qualcosa è stato costruito. Ma c’è sopratutto un doppio ex a dare un sapore speciale alla sfida di domani. Ed è l’uomo a cui lo stadio, il Partenio, è stato co-intitolato, Adriano Lombardi (nella foto). Nato a Ponsacco il 7 agosto del 1945, è stato un allenatore di calcio e calciatore. Degli irpini è stato giocatore e allenatore. Un doppio ruolo che aveva rivestito anche nell’Empoli. Con la maglia azzurra, infatti, Lombardi giocò nella stagione 1966/1967, in Serie C, collezionando 25 presenze e segnando 3 reti. Sulla panchina, invece, si è seduto per una parte della campionato 1993/1994, in Serie C1. Fu chiamato al posto dell’esonerato Ettore Donati, ma non riuscì a fare molto meglio. Venne anche lui sollevato dall’incarico e al suo posto fu promosso un senatore della squadra che poi sarebbe diventato uno dei grandi della panchina:, Luciano Spalletti. Ad Avellino, invece, come centrocampista fu capitano nei primi anni della Serie A. Lo chiamavano “il rosso di Ponsacco”. Della squadra è stato anche allenatore in varie circostanze. È morto all'età di 62, nel 2007, anni per sclerosi laterale amiotrofica (era stato nominato presidente onorario dell'Avellino). Nel 2008, a un anno dalla morte, il club irpino ha ritirato la sua maglia col numero 10, e nel 2011, in data 8 giugno, gli ha intitolato lo Stadio Partenio. Nell'occasione, si è svolta un partita che ha visto protagonisti ex calciatori, compagni di squadra di Adriano Lombardi. Diffuso dagli altoparlanti un brano dedicato all'atleta, dal titolo "Adriano Capitano". «Ho giocato con Tardelli e Vierchowod – disse in una delle sue ultime, toccanti, interviste – ma adesso non ce la faccio nemmeno a grattarmi la testa. Lo devo chiedere alle mie bambine. Ho fatto i corsi di allenatore con Lippi e Scoglio, ma ora non riesco più a girarmi nel letto. Lo devo chiedere a mia moglie. Ho giocato 500 partite di campionato, quasi tutte con la fascia da capitano, ora non posso giocare più a niente, nemmeno a vivere. Sono un altro calciatore condannato dal morbo di Gehrig».



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