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Il presidente Corsi applaude l'Empoli e... Empoli

di David Biuzzi
Il presidente Corsi applaude l'Empoli e... Empoli

"Col Bari tre punti pesanti ma non sappiamo ancora dove potrà arrivare questa squadra, il feeling ritrovato coi tifosi? L'ambiente è ed è sempre stato il nostro vero punto di forza"

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EMPOLI. «Di solito l’Empoli i giocatori come Caputo li vende, stavolta lo ha comprato». Alla fine la differenza non sta tutta qui, è chiaro, ma la sintesi è almeno da 8 in pagella, proprio come il voto che si è guadagnato il bomber. Anche perché non arriva dall’ultimo dei tifosi ma dal primo, il presidente Fabrizio Corsi. Che parte proprio da qui, dagli elogi al suo bomber (anzi, ai suoi, perché il massimo dirigente ha parole dolci anche per Donnarumma: «anche lui ha offerta una prova sopra le righe») per raccontare il debutto del nuovo Empoli. Quello uscito dalla rifondazione estiva. Da una rivoluzione che lui ha voluto e ordinato. E, si scopre ora, anche condiviso coi tifosi. Ma andiamo per ordine.

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«L’Empoli ha convinto – spiega Corsi – certo è presto per dire cosa potrà diventare e dove potrà arrivare questa squadra. Però ci prendiamo questi 3 punti conquistati contro una buona squadra e con pieno merito. Ci saranno utili per continuare a lavorare, per migliorarci. Insieme all’impegno che già ci stanno mettendo ogni giorno i ragazzi ma anche l’allenatore Vivarini e l’intero staff e i cui frutti indubbiamente si vedono».

A che punto è, secondo lei, questo percorso?

«A livello fisico siamo al 70% e i progressi sono costanti. I miglioramento si vedono in generale, ma è chiaro che bisogna avere il tempo di conoscersi. Questo è un gruppo di lavoro tutto nuovo ed è chiaro che non possiamo essere allo stesso livello di chi ha cambiato poco come il Frosinone o il Palermo, nostro prossimo avversario».

Quindi a Palermo si aspetta una partita durissima?

«Lo sarà sicuramente. I rosanero, ripeto, hanno cambiato meno e questo rappresenta un vantaggio. Ma deve essere anche uno stimolo per noi. Dovremo fare altri passi avanti e farli il prossima possibile, lo sappiano. Quindi sono curioso di vedere quello che succederà».

Intanto i numeri degli abbonamenti e l’atteggiamento dei tifosi dicono che l’Empoli sta riconquistando il suo popolo...

«L’ambiente per noi è sempre stato un vanto e, soprattutto, un punto di forza. Quando è venuto meno sono sempre stati guai. Come nella scorsa stagione, quando siamo stati noi a commettere molti più errori del solito. Ma i tifosi azzurri, per me, sono sempre quelli che applaudirono la squadra di Spalletti alla fine di una partita persa 4-1 in casa col Ravenna. Un gesto che, di fatto, segnò l’inizio della nostra cavalcata verso la Serie A. Forse negli ultimi anni al Castellani c’erano anche troppe persone, troppe che non hanno la stessa cultura sportiva del vero empolese. Ora siamo in meno, ma chi c’è ha davvero l’Empoli nel cuore e, domenica, ha apprezzato le qualità e soprattutto l’impegno dei ragazzi».

Sarà anche un effetto, però, della rivoluzione estiva?

«Con i nostri tifosi, quelli veri, c’è un rapporto speciale. Anche a livello personale. Ci siamo incontrati, alla fine della scorsa stagione. Ho ascoltato quello che avevano da dire e quando ho parlato della mia volontà di cambiare il più possibile loro hanno accettato e condiviso questo progetto».

Quindi una rivoluzione condivisa?

«In qualche modo sì. D’altra parte l’Empoli è di tutti, o almeno è di chi lo ama. Poi è chiaro che le scelte spettano a noi dirigenti. Soprattutto quelle sbagliate...».

 

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