Meteo
L’addio di Big Mac: «Empoli sarai sempre nel mio cuore»
Il Gladiatore si congeda con una lettera ai tifosi: «Chiedo scusa a chi ho deluso ma la rifondazione della società doveva partire dai dirigenti e non dal campo»
EMPOLI. Ha deposto la sua armatura, segnata e scalfita da mille battaglie, dalle lacrime, dal sudore e dalla gioia. Ha rimesso la spada nella fodera: lui, per l’Empoli non combatterà più. Il gladiatore se ne va, Massimo Maccarone dice addio a quella che è a tutti gli effetti la sua casa. Non può e non deve essere un addio come gli altri. Già, perché nei suoi piedi, nel suo cuore e anche sulla sua pelle è inciso un pezzo di storia calcistica di questa città, che niente e nessuno potranno mai cancellare.
[[atex:gelocal:il-tirreno:empoli:sport:1.15560674:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/dossier/empoli-calcio/l-omaggio-dell-empoli-a-capitan-maccarone/78284/79810]]
Finisce una grande storia d’amore e “Macca” si congeda dal suo pubblico con una lettera struggente, carica di ricordi ed emozioni, di sentimento ma anche di qualche frecciata. «So che molti non comprendevano il mio silenzio, ma era l’ultimo atto di obbedienza e fedeltà che mi sentivo di dimostrare a questa società con la quale mi legava un contratto fino al 30 Giugno – racconta Big Mac –. Grazie a chi mi ha sempre sostenuto e dimostrato il suo affetto soprattutto nei momenti difficili, affetto che ho cercato di ricambiare mettendo tutto me stesso in campo con passione amore e dedizione. Più di 100 reti non bastano a raccontare le emozioni e i ricordi indelebili che ho vissuto con questa maglia. Ho trascorso gran parte della mia carriera a difendere questi colori che oramai sento e ho stampati sulla pelle e avrei continuato a farlo anche a fine carriera – aggiunge – dando il mio contributo per la crescita dei giovani. Posso assicurarvi che su ogni campo e con tutto me stesso ho sempre lottato cercando di meritarmi quell’affetto e quell’amore che quotidianamente mi circondavano e che sentivo vibrare sugli spalti e tra le strade di questa città. Empoli! La mia città di adozione, in cui sono cresciuto come calciatore e come uomo, e dove ho scelto soprattutto di edificare la mia casa, dove ho messo su famiglia e posto le basi per il mio futuro».
LEGGI ANCHE: LO SPECIALE SUGLI AZZURRI
Già, il ritorno ad Empoli forse il momento più importante della carriera di Big Mac e l’inizio di un nuovo immenso capitolo. «Sono fiero della scelta fatta nel 2012, quando scelsi Empoli tra le offerte che avevo sul piatto. Fu una scelta non senza difficoltà e contro il volere di chi curava i miei interessi; dissi “si” a quella società che aveva riposto fiducia in me da giovane permettendomi di diventare quello che sono e verso la quale mi sentivo debitore, facendo prevalere gli ideali dell’uomo agli interessi del calciatore. Quegli ideali che mio padre mi ha inculcato dal primo giorno lungo il tragitto che mi portava al campo di calcio per inseguire il mio sogno. Ricordo ogni suo sacrificio tra mille difficoltà, e questo mi dava grinta e determinazione e mi faceva sentire in dovere di ripagare quegli sforzi mettendo tutto me stesso in quello che facevo: giocare a calcio».
Da quel giorno è iniziata l’incredibile storia che tutti conoscono, finita però con la tristissima parentesi di Palermo e con la retrocessione. «In questi 5 anni abbiamo gioito e sofferto insieme, dalla salvezza in B al mio ritorno, passando per le fantastiche annate in A fino, purtroppo, alla debacle del 28 Maggio a Palermo. Nel calcio si vince e si perde insieme, ma io sono il capitano e come un “capo” deve fare, mi assumo le responsabilità di quest’annata iniziata male e finita peggio. Un stagione anomala, in cui alle difficoltà si è aggiunta anche un po’ di sfortuna, come quella avuta sotto porta nell’ultimo match e che in qualche modo ha rappresentato uno switch per la mia vita».
[[atex:gelocal:il-tirreno:empoli:sport:1.15560675:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/sport/maccarone-segna-e-si-fa-una-birra/55269/56475]]
Nella mente di Big Mac quel pallone tra i piedi a Palermo davanti a Fulignati, quell’azione che avrebbe potuto permettere all’Empoli di vincere la partita. «Bastano pochi secondi, il tempo di un’azione, un errore di valutazione, o semplicemente un errore come ne capitano tanti in una partita, ma che in alcune situazioni diventano fatali e pesano come macigni. Da quel punto in poi, nel mio silenzio, ho letto e sentito di tutto sul mio conto. Il tempo di un’azione e da beniamino diventi “il traditore”, un problema da risolvere e da eliminare. Il tempo di un episodio e ti ritrovi ad affrontare un futuro diverso da quello che avevi programmato, a partire da questa lettera che oltre a non essere in preventivo, non è proprio nel mio stile. Allora, prendendo atto di questa situazione e al termine della mia avventura in azzurro voglio aggiungere che in cima alle mie priorità c’è sempre stato il bene dell’Empoli. E posso assicurarvi che non farei nulla per comprometterlo anche oggi che non ne faccio più parte».
Il bomber non risparmia qualche stoccata. «Ho accettato il percorso di rifondazione intrapreso della società per il bene dell’Empoli – racconta –. A mio avviso ancora più efficace sarebbe stato se questo fosse partito dalla dirigenza anziché dal campo (con tante persone dello staff mandate a casa), epurandola di quelle figure non in grado di sopportare le responsabilità e le pressioni che un grande club come l’Empoli ha, soprattutto nei momenti difficili. Fra i valori che mi ha insegnato mio padre il primo è sicuramente il rispetto, così presente sulla bocca di tutti e nel cuore di pochi».
Big Mac si congeda scusandosi con i tifosi. «Ringrazio tutti coloro che mi sono sempre stati vicini e continueranno a farlo in futuro. Chiedo scusa a tutti quelli che ho deluso e che oggi mi puntano il dito. Qui lascio tutti gli amici, gli anni e i ricordi più belli della mia carriera. Porterò nel cuore Empoli e la sua tifoseria ovunque andrò. Avrei voluto abbracciarvi uno ad uno per avermi fatto sentire sempre a casa, per avermi fatto sentire come uno dei vostri e avrei voluto festeggiare la mia ultima al Castellani con tutti voi, magari con in mano una pinta di birra come a Bologna».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
