Il presidio
«Occhio, niente è scontato»
di David Biuzzi
L’avviso dell’ex Cappellini che ricorda il precedente della fatale Ancona
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EMPOLI. Diceva Cicerone che «farsi ingannare una volta è spiacevole, due volte stupido, tre volte vergognoso». Ed è la stupidità, dunque, il pericolo da cui deve guardarsi l’Empoli. Già, perché la partita “facile” contro l’avversario retrocesso è già costato caro una volta. Correva l’anno 2004, infatti, quando il cammino degli azzurri di Perotti verso una complicata salvezza incrocio... la fatale Ancona. Erano matematicamente in B, i dorici, e un acuto avrebbe se non altro garantito lo spareggio contro una squadra cadetta (era lo strano regolamento di quella strana stagione, l’avversario sarebbe poi stato niente meno che la Fiorentina...). Sembrava una pura formalità e invece...
Invece vinse l’Ancona, 2-1, con il gol di Milanese, il momentaneo pari di Vannucchi e l’acuto decisivo di Sommese. Un tonfo, quello dell’Empoli, pagato caro visto che sette giorni l’Inter, lanciata verso la Champions, passò al Castellani e gli azzurri caddero (andò il Perugia, allo spareggio, che poi perse) ma fu l’incredibile sconfitta precedente, di fatto, a decretare la retrocessione. In una situazione simile a quella che l’Empoli troverà domenica sera, insomma, fu scritta una pagina nera, nerissima, della storia degli azzurri.
«E anche una delle peggiori della mia carriera – ricorda Massimiliano Cappellini, che in quell’Empoli giocava e che per l’Empoli ora va a caccia di talenti in Italia e non solo – sbagliammo la partita che non dovevamo sbagliare, vanificando una bella rincorsa. Non era proprio la situazione di oggi, perché dopo avevamo un’altra giornata da consumare, ma poco ci manca».
E perché sbagliaste?
«Perché le partite devi sempre prepararle al 100%. E non dal fischio d’inizio, ma dal lunedì precedente. Il fatto di giocare contro una squadra già retrocessa ci portò a dare troppe cose per scontate. E non c’è un interruttore da premere a partita in corso, o la luce è accesa o sono guai. Guai seri».
Questo contesto può spiegare la scelta del ritiro?
«Certo. Se non ricordo male nel 2004 non andammo, preparammo la partita con il programma di sempre. Quindi credo che la decisione sia stata presa proprio per prepararsi al meglio, per non lasciare niente al caso. Ripeto, il calcio insegna che non puoi mai permetterti di sottovalutare l’avversario. Capitò a noi ad Ancona ma gli esempi sono tanti».
Ma non c’è anche il pericolo opposto, cioé “caricare” troppo la partita?
«Bisogna trovare la giusta misura, è vero. Però qui, a differenza di quello che accadde a noi ad Ancona, è l’ultima partita, sai che devi vincere per essere salvo. Ed essere il padrone del proprio destino è un vantaggio. Anche in fase di preparazione, anche per l’approccio mentale. Francamente non farei lo scambio col Crotone che deve giocare per vincere e al tempo stesso tenere l’orrecchio attaccato alla radioline».
Quest’anno, però, c’è anche un’altra differenza: il caso-paracadute...
«Ecco, scordatevi di questa storia. Sono polemiche da giornali, tv e social network. Ma il campo no, il campo è tutta un’altra storia. Ogni giocatore prova sempre a dare il meglio di sé. E domenica lo faranno quelli del Palermo, che possono avere mille motivazioni per costruirsi il futuro o per congedarsi nel modo migliore dalla piazza, come lo faranno quelli della Lazio. Il paracadute, insomma, le partite non le gioca».
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Invece vinse l’Ancona, 2-1, con il gol di Milanese, il momentaneo pari di Vannucchi e l’acuto decisivo di Sommese. Un tonfo, quello dell’Empoli, pagato caro visto che sette giorni l’Inter, lanciata verso la Champions, passò al Castellani e gli azzurri caddero (andò il Perugia, allo spareggio, che poi perse) ma fu l’incredibile sconfitta precedente, di fatto, a decretare la retrocessione. In una situazione simile a quella che l’Empoli troverà domenica sera, insomma, fu scritta una pagina nera, nerissima, della storia degli azzurri.
«E anche una delle peggiori della mia carriera – ricorda Massimiliano Cappellini, che in quell’Empoli giocava e che per l’Empoli ora va a caccia di talenti in Italia e non solo – sbagliammo la partita che non dovevamo sbagliare, vanificando una bella rincorsa. Non era proprio la situazione di oggi, perché dopo avevamo un’altra giornata da consumare, ma poco ci manca».
E perché sbagliaste?
«Perché le partite devi sempre prepararle al 100%. E non dal fischio d’inizio, ma dal lunedì precedente. Il fatto di giocare contro una squadra già retrocessa ci portò a dare troppe cose per scontate. E non c’è un interruttore da premere a partita in corso, o la luce è accesa o sono guai. Guai seri».
Questo contesto può spiegare la scelta del ritiro?
«Certo. Se non ricordo male nel 2004 non andammo, preparammo la partita con il programma di sempre. Quindi credo che la decisione sia stata presa proprio per prepararsi al meglio, per non lasciare niente al caso. Ripeto, il calcio insegna che non puoi mai permetterti di sottovalutare l’avversario. Capitò a noi ad Ancona ma gli esempi sono tanti».
Ma non c’è anche il pericolo opposto, cioé “caricare” troppo la partita?
«Bisogna trovare la giusta misura, è vero. Però qui, a differenza di quello che accadde a noi ad Ancona, è l’ultima partita, sai che devi vincere per essere salvo. Ed essere il padrone del proprio destino è un vantaggio. Anche in fase di preparazione, anche per l’approccio mentale. Francamente non farei lo scambio col Crotone che deve giocare per vincere e al tempo stesso tenere l’orrecchio attaccato alla radioline».
Quest’anno, però, c’è anche un’altra differenza: il caso-paracadute...
«Ecco, scordatevi di questa storia. Sono polemiche da giornali, tv e social network. Ma il campo no, il campo è tutta un’altra storia. Ogni giocatore prova sempre a dare il meglio di sé. E domenica lo faranno quelli del Palermo, che possono avere mille motivazioni per costruirsi il futuro o per congedarsi nel modo migliore dalla piazza, come lo faranno quelli della Lazio. Il paracadute, insomma, le partite non le gioca».
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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