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Al tavolo dei grandi ma solo per le briciole
Agli azzurri solo il 2,15% dei ricavi, l’ad Ghelfi: «Così è dura»
EMPOLI. Volare... senza saperlo. In natura accade al calabrone, che in teoria non ha ali abbastanza grandi per supportare la sua struttura corporea ma fa finta di niente. Nel calcio, invece, succede forse un po’ più spesso. E di sicuro accade all’Empoli, che rappresenta un Comune con meno di 50.000 anime, che non ha né uno sceicco né un oligarca russo alle spalle ma che pure ha un posto al tavolo delle grandi.
Dove, però, deve accontentarsi delle briciole, degli avanzi degli altri. Un dato di fatto che ora emerge con più forza perché messo nero su bianco dalla studio portato avanti e pubblicato da Calcio e Finanza, sito web dedicato agli aspetti economici del pallone, sui bilanci della stagione, 2015/2016. Lavoro dal quale emerge come la società azzurra abbia avuto ricavi per 51,6 milioni. Che non sono pochi, ma rappresentano poco più di una goccia nell’oceano dei quasi 2.400 milioni di ricavi collettivi delle 20 squadre. Anzi, per essere precisi rappresentano il 2,15% della torta. «Ed ecco perché – sottolinea l’amministratore delegato azzurro Francesco Ghelfi – prima della sfida in casa della Juve ho parlato di una sfida impossibile. Al di là della battuta, infatti, con questa spartizione dei ricavi non ha senso pensare a un campionato equilibrato, competitivo. Non sarebbe giusto chiedere una divisione alla pari, ma se più della metà dei soldi se lo spartiscono 5 società diventa un problema».
Il fatto di avere l’espressione di una piccola città vi penalizza molto?
«No. Sappiamo di essere piccoli. Ma poco sopra di noi ci sono città come Bologna, Palermo e Verona che non sono cittadine di provincia».
Ma come si riesce a restare attaccati al treno?
«Con tanta fantasia. E, ovviamente, con il mercato. Molti dei ricavi sono in qualche modo “drogati” da cessioni e plusvalenze. Per noi, però, cercare risorse cedendo i giocatori è un regola che vale sempre. In questo bilancio, semmai, pesa il 10º posti dello scorso anno, altrimenti i nostri ricavi si sarebbero fra i 45 e i 48 milioni».
Differenze che poi, ovviamente, pesano sulla gestione ma anche... sul campo.
«È chiaro. Soffrire per salvarci è il nostro destino. Lo è sempre stato e sempre lo sarà. Forse abbiamo vissuto un’eccezione l’anno scorso, ma la logica delle cose dice questo. Al netto degli errori che sicuramente ci sono stati, insomma, diciamo che questo campionato rispecchia più gli equilibri economici rispetto all’ultimo».
Ma è possibile migliorare?
«Noi siamo tornati in A con una situazione non drammatica ma da sanare. È chiaro che più ci restiamo e più saremo anche in grado di investire. Ma temo che le cose non cambieranno. La cosa più grave è che non si fa niente per correggere questa enorme sproporzione».
E, infatti, ieri l’assemblea di Lega è finita... male: Napoli, Roma, Juve, Milan, Inter, Fiorentina hanno lasciato perché «è insanabile la frattura con le 14 società medio-piccole ed è impossibile almeno allo stato attuale delle cose trovare una soluzione». Ha annunciato l'ad del Milan, Adriano Galliani. Motivo della lite? Ovviamente i soldi, quelli del “paracadute” per chi scende in B. La torta, insomma, meglio continuare a spartirsela in pochi...
@DavidBiuzzi
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