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Maccarone scalda l’Empoli
Il capitano entra, si conquista un rigore e lo trasforma: il Palermo al tappeto
EMPOLI. Non è una vittoria banale, non la decide uno qualsiasi. No, perché l’Empoli porta a casa il primo set point del match lungo 20 partite (ora 19) che porta alla salvezza, perché a stendere il Palermo ci pensa Maccarone. Lui, il capitano e simbolo degli azzurri, riscalda un (tardo) pomeriggio gelido. E non solo per il termometro che danza attorno allo zero. Lo fa entrando il campo al minuto numero 31 di un secondo tempo complicato che più complicato non si può, prendendosi il rigore una manciata di secondi dopo e trasformandolo quando il cronometro segna 33. Meno di 120 secondi per consegnare 3 punti d’oro alla truppa Martusciello e al popolo del Castellani; per diventare il miglior marcatore della storia dell’Empoli in Serie A, per arrivare a quota 99 con l’azzurro sulle spalle.
Il lampo. E, probabilmente, non poteva esserci altra firma su una partita del genere. Perché più che il freddo polare sembra la paura di perderla - oltre ai limiti che le due squadre comunque hanno - a congelarla. Il Palermo, che si presenta con un 3-5-2 che diventa 4-4-1-1 in fase di non possesso, e ha un approccio migliore. Sono corti e aggressivi, i rosanero, ma durano poco. Gli azzurri, con Marilungo preferito a Pucciarelli e Laurini che torna titolare a destra, trovano il bandolo della matassa attorno alle metà della frazione, quando riescono ad eludere la densità siciliana con scambi veloci e a presentarsi spesso in zona pericolo. Costruiscono anche qualcosa, meritandosi la virtuale vittoria ai punti ma non il gol. E, non essendo un incontro di box, è una consolazione magra. Anche perché la ripresa inizia con un altro copione. È la squadra di Corini, cioé, a farsi preferire (ma punge poco e quando lo fa trova sempre Skorupski). Con l’Empoli cha fatica a recuperare palla e si ritira sempre più indietro. Allungadosi troppo e trovando poche risposte dai suoi centrocampisti. Diousse tiene alta la bandiera del raporto, ma Krunic e Croce sembrano non in giornata e Saponara, dopo un primo tempo da minimo sindacale, finisce per perdersi nei meandri di una partita sempre più ingarbugliato. Non a caso è proprio il fantasista il primo ad uscire di scena, facendo posto a Pucciarelli ma soprattutto Martusciello è bravo a trovare la chiave di volta (e svolta): se palla a terra non si guadagna metri, vai con la palla lunga su Mchedlidze con Marilungo e a Pucciarelli che ha turno si dividono il compito di attaccare la profondità o andare a caccia dell’eventuale rimbalzo. Quando poi entra Big Mac succede di tutto. E subito. Praticamente un lampo.
Vincere soffrendo. Krunic, infatti, pesca il jolly del lancio giusto che Mchedlidze trasforma in assist e Maccarone, ostacolato da Cionek, nel rigore che scrive la storia della partita. L’arbitro Valeri chiude aiuto all’addizionale Pasqua prima di assegnarlo, Big Mac al suo destro potente e preciso per trasformarlo e scacciare via il gelo e le streghe. Il resto è sofferenza, con un penalty (che sembra non esserci) reclamato a gran voce dai rosanero e con la palla che raramente esce dalla metà campo dei padroni di casa. Ma se il passato era stato tutte rose e fiori, il presente dell’Empoli è quasto: vincere soffrendo. Non c’è un’altra strada. Ma anche stavolta gli azzurri hanno saputo venir fuori da un percorso pieno di ostacoli. E girare a 17 punti, a +7 sulla zona rossa (recuperi permettendo...) non vale una salvezza, ma almeno la consapevolezza di poterci arrivare.
@DavidBiuzzi
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