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L’Empoli si scopre... grando
La doppietta di Mchedlidze stende il Cagliari: è festa col suo grido di battaglia
EMPOLI. È un grando Empoli. Sì, avete letto bene e non è un errore. È grando come il grido di battaglia del suo trascinatore, Levan Mchedlidze. Uno che in Italia c’è ormai da anni, ma che ogni tanto parla ancora come Don Lurio. Uno che festeggia il suo primo gol stagionale correndo in panchina a fare un selfie con gli amici. Ma anche, e soprattutto, uno che ha tutti i numeri per diventare un attaccante super. Non è mai riuscito a farlo, finora, un po’ per i continui problemi fisici che hanno segnato la sua carriera, un po’ perché davanti ha sempre avuto degli intoccabili. Ma nel peggior attacco d’Europa le gerarchie possono cambiare. E Martusciello, dal lotto delle sue punte, sceglie le coppia giusta per mandare al tappeto il Cagliari e ritrovare una vittoria che vale. Vale oro.
Scelte e... scelte obbligate. Forse non sarà la chiave del match, insomma, ma poco ci manca. Perché il tecnico sceglie di confermare il georgiano e di affiancargli Marilungo. Sulla carta, insomma, quelli che erano rispettivamente la quinta e la quarta scelta nell’ipotetico ranking d’inizio stagione. Invece sono i due attaccanti a spaccare. A spaccare la partita, a spaccare il Cagliari. Perché l’allenatore non ha in mente solo gli interpreti, ma anche la musica. Cioé il modo giusto per attaccare una difesa, quella sarda, che non a caso è la peggiore del continente. Meno fraseggio e più palle in verticale, insomma. Non palloni che piovono dal cielo, sia chiaro, ma traccianti che tagliano in due la retroguardia ospite ed espongono i giganteschi Bruno Alves e Ceppittelli alla figuraccia. Come all’8’, quando Krunic verticalizza su Marilungo che scappa alle spalle dei mediani, svernicia il difensore italiano nell’uno contro uno e porge al compagno la palla del vantaggio. Sembra fatta. Anche perché l’Empoli, pur soffrendo la reazione sarda, ha le chiavi per fare male sempre. Solo che a farsi male sono i due terzini, Zambelli e Pasqual. Martusciello, così, al 25’ ha già due cambi obbligati (dentro Cosic e Dimarco) e il discorso diventa (molto) più complicato.
Gioia e sofferenza. Ma la nuova strada, quella che l’Empoli ha imboccato già a Bologna, prevede comunque la sofferenza come compagna di viaggio. Gli azzurri, dunque, sanno farlo. Lasciano il palleggio al Cagliari ok, ma l’unico vero brivido lo corrono quando il direttore di gara Rizzoli (in pessima giornata) giudica da rigore un contatto fra Diousse e Melchiorri salvo poi tornare sui suoi passi dopo un colloquio con l’arbitro di porta Marinelli. Tira un sospiro di sollievo, il popolo del Castellani. E non sarà l’ultimo. Al 27’, infatti, la premiata ditta M&M confeziona il raddoppio con uno splendido scambio davanti all’area di rigore di Storari e un missile di Mchedlidze. Mentre una manciata di minuti dopo il rigore per il Cagliari arriva davvero. È Bellusci a sbagliare intervento prima e stendere Farias poi. Sul dischetto va Joao Pedro e Pelagotti, il portiere di riserva, si alza dalla panchina per suggerire a Skorupski da che parte può tirare il centrocampista e il polacco quella parte la indovina mettendo la parola fine alla partita. Gli infortuni (oltre a quelli già citati si fa male Barella e Di Gennaro lascia i suoi in 10 nel finale) prolungano il match con 7 minuti di recuperi e spiccioli, ma alla fine è comunque l’Empoli a respirare, in attesa dei risultati delle concorrenti. Va alla grande, insomma. Anzi no, alla grando...
@DavidBiuzzi
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