Il Tirreno

Empoli

Carli non ha dubbi: «Questa oggi è la realtà dell'Empoli»

di David Biuzzi
Il direttore generale azzurro Marcello Carli (foto agenzia LaPresse)
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Il direttore generale azzurro Marcello Carli (foto agenzia LaPresse)

Il direttore generale torna sulla partita pareggiata a Bologna: «Risultato sporco, ma senza sofferenza non c’è salvezza ed è la nostra dimensione»

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EMPOLI. È un tuffo nella realtà. Quella di oggi, quella dell’Empoli di oggi. Che non è più fatta di lustrini e champagne, ma di pane e acqua. C’è da soffrire, insomma. E a Bologna, forse per la prima volta, la truppa di Martusciello ha dimostrato di saperlo fare. Non è molto se si considera la prova n sé, è vero, ma è importante che gli azzurri si siano calati dentro il loro nuovo status. «È un pareggio sporco – sentenzia il direttore generale Marcello Carli – che ora deve darci forza. Siamo andati a Bologna con la voglia di vincerla, questa partita, ed è chiaro che in fase offensiva abbiamo fatto troppo poco, ma venivamo anche da tre sconfitte pesanti ed era davvero importante tornare a fare punti».

Non a caso, alla fine, Martusciello ha evidenziato la capacità di saper soffrire messa in mostra dai suoi.

«È vero, concordo con l’analisi del nostro allenatore. Nei momenti di difficoltà abbiamo saputo compattarci, difendendoci anche qualche metro più indietro come nelle ultime uscite non c’era riuscita. Ripeto, siamo tutti perfettamente consci del fatto che c’è da fare di più, ma abbiamo giocato quella partita di sostanza che in questo momento ci serviva proprio per tornare a muovere la classifica e non solo».

In che senso?

«Che oggi la nostra dimensione è questa. Dobbiamo rendercene conto tutti quanti, a partire da noi dirigente. Se dopo così tante partite abbiamo 11 punti è segno che 11 punti ci meritiamo. Quindi bisogna scordarsi definitivamente di quello che è stato ma anche di quello che pensavamo potesse essere. La realtà dice che per arrivare al nostro obiettivo, per il quale siamo pienamente in corsa, ci sarà da soffrire, soffrire e ancora soffrire. E, dunque, tutti, dovremo essere pronti a farlo. La squadra, la società, l’ambiente».

Non è un quadro troppo rassicurante...

«È la realtà che stiamo vivendo. Magari fra un mese o due sarà completamente diverso. Ovviamente mi auguro che lo sia e in meglio, ma ora dobbiamo essere abbastanza umili da affrontare la situazione attuale. A Bologna lo abbiamo fatto e, al di là dei tanti aspetti sui quali c’è ancora tanto da lavorare, questa è senza dubbio una buona notizia».

Cosa resta da fare?

«Molto. Ma non possiamo aspettarci tutto e subito. La cosa più importante, ora, è non perdere questa dote, questa capacità di soffrire, ma metterci anche l’equilibrio necessario per essere più propositivi, più pericolosi, più concreti».

Magari a partire già dalla sfida contro il Cagliari.

«Che è una partita importante, come d’altra parte lo sono tutte, ma non può e non deve diventare l’ultima spiaggia. Non era quella di Pescara, e lo abbiamo visto perché pur avendola vinta non siamo salvi, non lo sarà questa. Dobbiamo cercare di fare risultato, questo è ovvio e scontato, e prepararci per questo. Ma non deve diventare un’ossessione perché sarebbe un grosso problema. Per la partita in sé ma non solo. Significherebbe non essere per niente maturi».

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