Poco Empoli, ma il punto vale
A Bologna una prova senza acuti interrompe la serie di (pesanti) sconfitte
BOLOGNA. Ottiene il massimo, l’Empoli, nel pomeriggio freddo e uggioso (aggettivi che valgono per il clima, ma anche e soprattutto per la partita) del Dall’Ara. Tottiene il massimo perché quando non tiri in porta - come capito agli azzurri, e non è la prima volta - semplicemente non puoi andare oltre lo 0-0. Quello che arriva, insomma, si porta in dote questo aspetto positivo e non solo. Gli altri, ad esempio, sono che è stata interrotta una terrificante emorragia di 3 sconfitte (condite da 11 gol subiti e 1 realizzato), ma anche il ritorno di alcune certezze difensive che sembravano perdute. Ecco, quello che c’è di buono è tutto qui (più o meno), perché per il resto la truppa di Martusciello gioca poco e male, crea un paio di circostanze che non vanno oltre il pericolo potenziale e conferma in pieno la teoria della coperta corta: se vuoi giocare, come era successo nelle ultime sfide, ti esponi; ma se non rischi non sei pericoloso.
LA SOSTANZA. Quasi un dilemma amletico, insomma, che purtroppo accompagna l’Empoli dall’inizio della stagione. Stavolta, però, è giusto dire che la scelta non si poneva neanche: c’era bisogno di tornare a far punti, c’era bisogno di sostanza. E così, accantonato il fioretto un po’ per necessità e un po’ per i limiti congeniti, gli azzurri dimostrano almeno di saper ancora tirare di sciabola. Con qualche affanno, è vero, ma concedendo comunque poco a un avversario gagliardo ma con gli stessi identici problemi e difetti di fabbrica. In altre occasioni, insomma, sembrerebbero due punti persi. Stavolta, invece, il punticino riportato a casa ha il profumo di quello guadagnato.
GARA DI LOTTA. Anche con sudore, perché nonostante il Bologna, uscire indenni non è semplice. Certo alla truppa di Donadoni manca drammaticamente la qualità (portata via dall’infortunio dell’ex Verdi), ma i rossoblù ci mettono l’aggressività e la fisicità giuste per creare problemi agli azzurri. Che, come detto, rispondono con sacrificio e attenzione. Così il numero di sbavature non si azzera ma si riduce assai e gli attaccanti (Mchedlidze, ma anche Saponara) in pratica giocano da mediani avanzati. Il resto, poi, lo fa la paura. Perché sferrare il colpo a questo avversario non sembra esattamente impresa ai confini della realtà, ma la palla scotta come la classifica e costruire diventa davvero difficile. Non a caso, salvo un lampo a fine primo tempo, l’Empoli là davanti non si fa mai vedere. E, anzi, arretra minuto dopo minuto, concedendo anche troppo campo ai rossoblù ma aggrappandosi alla leadership di Costa e alla forza (tecnica, mentale e fisica) di Skorupski che cancella in fretta la brutta parentesi del match col Sassuolo. Anche i momenti migliori del Bologna, insomma, sbattono sulla fase difensiva (e non solo la difesa: la differenza c’è e conta molto...) dell’Empoli. Che, ora, però, da questo punto deve ripartire.
DARE DI PIÙ. Limitarsi a restare a galla nel mini-torneo delle 4 disperate, infatti, può essere un rischio. E, soprattutto, l’Empoli sa fare di più e dunque deve farlo. A cominciare dalla prossima sfida interna contro il Cagliari (ieri preso a schiaffi da Sarri, Zielinski e compagnia). Perché, e torniamo al punto di partenza, questo 0-0 è il massimo. Ma da solo non basta. Per dirla come Igor (nel fantastico film “Frenkestein junior”) «potrebbe andare peggio, potrebbe piovere». Ecco, a Bologna non ha piovuto, ma il cielo dell’Empoli non è ancora sereno.
@DavidBiuzzi
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