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L’Empoli dura solo un tempo
Da applausi nel primo, poi si scioglie in superiorità numerica e non graffia
EMPOLI. È un brodino. Un brodino caldo. Di quelli, però, che prendi quando raffreddore e influenza la fanno da padrone. Quando ti rintani sotto le coperte in un lettuccio bello caldo, aspettando che il virus passi. Ecco, il punto con cui l’Empoli torna da Marassi somiglia molto a questo. Non basta per guarire, insomma, ma è comunque qualcosa di più di un sollievo momentaneo. Un aiuto, un aiutino che per forza di cosa deve diventare qualcosa di diverso, e soprattutto qualcuno di più, nel futuro prossimo. Perché, in sostanza, anche in casa del Genoa gli azzurri danzano fra luci e ombre. Giocando un buon primo tempo, ma lasciando a desiderare (forse neanche poco) nella ripresa.
Gagliardi e tosti. Il meglio, come accennato, è tutto nella prima frazione, perché l’Empoli (che ritrova Saponara e fa debuttare in A l’albanese Veseli) soffre la veemenza rossoblù giusto per 1 minuto. Poi inizia a ribattere colpo su colpo, guadagnando metri di campo e mostrando sia di essere messa bene in campo che di avere la personalità giusta per giocarsela. Tanto che è Juric a doverci mettere le mano accentrando Rigoni e trasformando il 3-4-3 di partenza in una sorta di ibrido (a tratti con 3-5-2) per interrompere la verticale Josè Mauri-Saponara. Così facendo, però, lascia il solo Lazovic a coprire tutto la fascia destra e, ovviamente, paga dazio. L’esterno, infatti, ammonito dopo pochi minuti chiude la sua partita al 34’ cinturando il lanciato Pasqual. Secondo giallo e Genoa in dieci. È la logica conseguenza di una partita dove c’è più azzurro che rossoblù: a tratti sembra addirittura di rivedere l’Empoli dei giorni belli per l’autorevolezza con cui tiene a bada un avversario decisamente pericoloso. E anche la parte finale della prima frazione, giocata con l’uomo in più, sembra rafforzare l’impressione. A parte una follia di Bellusci (gomitata a Simeone da potenziale rigore ed espulsione, ma vista solo dalle telecamere...) e qualche impaccio in mezzo dove gli interni producono un po’ pochino.
Timidi e impacciati. L’intervallo, però, spezza in due la storia del match visto che la ripresa è un capitolo completamente diverso. Nonostante la superiorità numerica, infatti, gli azzurri sembrano vittime di una sorta di incantesimo perché non riescono proprio a combinare niente di buono. Non è un modo dire, purtroppo, perché lo score si chiude con 1 solo tiro in porta, quello di Gilardino a fine primo tempo. La manovra di colpo diventa lenta, impacciata. Gli azzurri faticano a guadagnare anche un solo metro di campo. Certo ci sono i meriti del Genoa, che si arrocca in un attento 3-4-1-1 prima e chiuderà poi con 5 difensori puri e 0 attaccanti in campo. Eppure qualche parvenza d’azione arriva proprio dalla sponda rossoblù. Il fisiologico calo di Saponara (bene per la quantità, non ancora all’altezza del suo talento per la qualità) disinnesca anche l’ultima arma di Martusciello, che si gioca anche la carta della coppia pesante (Maccarone stavolta rileva Pucciarelli e va ad aiutare Gilardino) ma con risultati praticamente nulli. Il giro-palla è lento, le iniziative individuali latitano. Gli azzurri sembrano tutti giocare con una lavatrice sulle spalle. Situazione evidentemente figlia della classifica e dei 3 ko consecutivi sul groppone. Ma fanno poco, molto poco, troppo poco. Serve dell’altro mi ritrovare un gol che ormai manca da quasi 500 minuti, serve dell’altro per restare (come ora) agganciati al treno. Prendiamoci il punto, insomma. Ma a patto che sia quello di partenza...
@DavidBiuzzi
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