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L'empolese che insegna il judo ai profughi siriani in Libano - Foto
Martina Calugi, atleta e tecnico del Kodokan, ha tenuto lezioni per i bambini e le ragazze fuggiti dall'inferno della guerra e ora ospiti del campo di Akkarn Halba: "Ringrazio chi mi ha aiutato e chi mi ha accolta come fossi un'amica"
EMPOLI. Il Judo che ultimamente è visto quasi esclusivamente come uno sport, trae le sue origini dalle antiche arti marziali giapponesi. Ma Jigoro Kano, il fondatore di questo particolare metodo di lotta, oltre a selezionare e codificare le tecniche che lo compongono ha proposto una filosofia particolare che lo proiettasse e lo rendesse valido anche per le future generazioni. Le due massime più famose sono “il miglior impiego dell’energia/maggior risultato con il minimo sforzo” per quanto riguarda la parte fisica e “tutti insieme per progredire/amicizia e mutua prosperità” per quanto riguarda la parte “nobile” della disciplina, proprio perché potesse essere di aiuto non solo a chi lo praticava ma a tutta l’umanità.
Proprio nello spirito del fondatore il tecnico del Judo Kodokan Empoli, Martina Calugi, ha messo a disposizione il suo bagaglio tecnico, ma anche il suo tempo ed il suo coraggio recandosi ad Akkarn Halba nel nord del Libano dove in accordo con l’Ong Maalak, associazione che si occupa di assistenza ai profughi in Libano, ha effettuato un intervento formativo, educativo e ricreativo in favore dei bambini e delle ragazze del campo profughi siriani gestito dalla scuola Alihsan Cultural Center. Al di là delle lezioni di judo per bambini e di judo applicato alla difesa personale per le ragazze, che hanno partecipato con gioia ed entusiasmo alle lezioni, è importante lo spirito con il quale ha intrapreso questa iniziativa che replica perfettamente gli insegnamenti della disciplina Judo.
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“Forse non si possono tirare le somme di un'esperienza unica - ha spiegato Martina Calugi al rientro in Italia - forse perché questa non finisce nel momento in cui si lascia fisicamente un posto ma si continua a viverla nonostante le distanze. Ringrazio davvero chi ha reso possibile il mio viaggio in Libano, chi mi ha aiutata nella raccolta dei materiali occorrenti, chi mi ha accolta come fossi un'amica, chi mi ha appoggiata in una scelta che poteva sembrare particolare, ma ha capito che questa sono io...e che il judo per me é anche questo, condivisione, empatia, amicizia e un motivo di crescita”.
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