Il presidio
Maccarone svela il segreto: "La mia forza è l'Empoli"
A 37 anni l'eterno bomber azzurro rivela: "Se non fossi tornato qui nel 2012 avrei già smesso"
EMPOLI. Quando per la prima volta varcò la soglia del Carlo Castellani, quel luogo magico che poi per lui sarebbe diventata casa, era l’alba del terzo millennio, o poco più. Estate del 2000, insomma. E lui, Massimo Maccarone, era un attaccante di bella speranze, aveva i capelli e tanta voglia di arrivare. Portava con sé una valigia carica di speranze e come biglietto da visita i 20 gol segnati con la maglia del Prato in Serie C (già, altri tempi, non c’era neanche la Lega Pro...). Avrebbe compiuto 19 anni poche settimane dopo. Oggi, invece, è reduce da una festa di compleanno che lo ha visto spegnerne 37 di candeline. E di quello stesso Empoli è diventato l’uomo simbolo, l’anima, il trascinatore.
Oltre che il bomber, ovviamente. Visto che di gol ne ha segnati 13 nello scorso torneo e ora non vede l’ora di cominciare. Perché a smettere, invece, Big Mac non ci pensa proprio. «È vero – sottolinea Maccarone – quello del ritiro è un pensiero che non mi sfiora neanche. Certo so che 37 anni per un calciatore sono un’età, ma ho ancora tanta voglia di entrare in campo. Per giocare ma anche per allenarmi. E finché dura quella io non mollerò di un centimetro, è sicuro».
Eppure dopo tante stagioni, dopo tanti sacrifici, sarebbe anche naturale voler staccare: qual è il segreto di Maccarone?
«L’Empoli, senza dubbio. Se non fossi tornato qui, 4 anni fa, sono sicuro che avrei già smesso. Ma in questa città, in questo ambiente, ho ritrovato l’entusiasmo e la voglia del ragazzino che voleva farcela, che voleva affermarsi. E non mi passa, non mi passa mai».
D’altra parte a Empoli ha pure scelto di vivere...
«Quello, in realtà, lo avevo già deciso. Successe nel 2002, quando andai via da qui per passare al Middlesbrough».
Quindi l’Empoli la sta allungando la carriera?
«Sì, assolutamente. Ricordo quel mercato di gennaio del 2012. Ero alla Sampdoria e mi stava andando tutto male. Ero molto giù e mi ero dato due possibilità: tornare al Siena o tornare all’Empoli. Se nessuna delle due fosse andata in porto avrei portato a scadenza quel contratto e avrei smesso».
Invece venne a Empoli per una famosa telefonata del presidente Corsi...
«È vero. Mi chiamò a toccò i tasti giusti. Poi ritrovarmi in questo ambiente ha fatto il resto. E ora sono qui, pronto come allora. Pronto a cominciare...».
Cominciare?
«Beh, alla prima giornata sono stato espulso, la seconda ero squalificato quindi è come se cominciassi lunedì prossimo contro il Crotone».
In effetti l’avvio di stagione non è stato esattamente dei migliori.
«Né a livello personale né di squadra. Ma sono tranquillo, davvero. Perché mi sento bene e perché ho grande fiducia nel potenziale di questo gruppo. Già a Udine, secondo me, abbiamo fatto una buona prestazione. Io c’ero e a fine primo tempo i tifosi di casa fischiavano la loro squadra che pure stava vincendo».
Però i numeri non sono esattamente belli: 0 punti e 0 gol fatti dopo due giornate.
«Sono numeri e, dunque, è una dato di fatto. Eppure, ribadisco, non sono preoccupato. Di occasioni ne abbiamo create molte, soprattutto a Udine, e questa statistica negativa è anche frutto del caso. Sappiamo che c’è da lavorare e da migliorare ma non ci mancano né il tempo né le possibilità».
Intanto la prossima sfida, quella col Crotone, potrà già dirci a che punto siete.
«Esatto. È una partita che vogliamo vincere. Anche se è la terza giornata incontriamo una squadra che come noi gioca per la salvezza e, dunque, dovremo essere pronti a dare tutto per regalare ai tifosi, ma anche a noi stessi, una grande prestazione, per segnare i primi gol e per conquistare i primi punti del campionato».
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Anche perché dopo due sconfitte...
«No. Se avessimo vinto le prime due sarebbe stata esattamente la stessa cosa. Dobbiamo e vogliamo fare bene, sapendo anche che non sarà semplice. Perché in Serie A di semplice non c’è niente».
Quindi non teme che l’Empoli possa sentire fin troppo il peso del match?
«A livello personale sono sicuro che non succederà. Bisogna farlo capire anche al gruppo, magari ai più giovani, e a tutto l’ambiente».
A proposito di ambiente, il dg Carli ha detto di non avvertire più il giusto clima intorno a voi: lei che ne pensa?
«L’entusiasmo arriva coi risultati, è sempre stato così. Ma se qualcuno di noi e dei tifosi pensa che i risultati debbano arrivare da soli e per forza si sbaglia. In generale, però, credo che tutti abbiano in mente la stessa cosa, la terza salvezza, ben sapendo che non sarà facile arrivarci».
E che Big Mac è sempre lì, pronto a trascinare tutti, proprio come nella scorsa stagione...
«Ma i 13 gol segnati 36 anni ora non contano più. Ora voglio i primi da 37enne».
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