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L’azzurro non brilla però Saponara regala spettacolo
Il fantasista protagonista nel test con il Castelvetro Segna e fa segnare, poi l’arbitro gli chiede la maglia...
SESTOLA. C’è meno azzurro, stavolta, a Sestola. Meno come i tifosi sugli spalti, dalla carica dei 700 per il primo test si passa a 500 circa, meno come l’Empoli. Che ha meno sprint, meno birra e forse anche meno voglia. Succede. È pur sempre l’ultimo giorno del ritiro sull’Appennino Modenese. E, comunque, l’amichevole contro il Castelvetro (formazione fresca di promozione in D e di test, perso 8-0, contro il Sassuolo) qualcosa di interessante lo regala.
L’attenzione. Dal punto di vista tattico, ad esempio, la truppa di Martusciello qualche passo in avanti lo compie. Lo spartito è sempre e comunque il 4-3-1-2, ci mancherebbe, ma l’attenzione e la dedizione sono migliori. La linea difensiva, ad esempio, sia nel primo che nel secondo tempo sbaglia poco e concede meno. La squadra, in generale, si sforza di rimanere corta. Lo fa a ritmi blandi, perché le gambe sono pesanti e la testa va ai due giorni di riposo che attendono la compagnia, ma lo fa. Il Castelvetro, in realtà, un paio di pizzicate le dà, soprattutto nel primo tempo, ma le occasioni per i modenesi (in cui gioca, e bene, il figlio di Buscé, Luigi) sono frutto più di errori individuali (Maiello nel primo caso, Krunic nel secondo) che altro.
Saponara show. Sbavarture a parte, l’Empoli parte con Fantacci in avanti (e proprio attaccante non è) e una linea mediana dove il solo Croce ha gli automatismi rodati alla perfezione. Il Castelvetro risponde con un coraggioso 3-4-1-2, e con il trequartista Boilini che spicca decisamente. Ma la scena, ben presto, se la prende l’altro fantasista. Quello che si chiama Riccardo Saponara e che il presidente Corsi, giustamente, valuta «dai 20 milioni in poi». Il principino, infatti, si conferma assolutamente indispensabile per l’Empoli (lo sarebbe per molte squadre...) perché tutto o quasi nasce dai suoi piedi educati e dalla sua testa piena di buone idee. È lui a rompere l’equilibrio con un tocco sottomisura (respinta di Tabaglio su Fantacci), è lui a inventare dal nulla il terzo gol con uno slalom da urlo e l’assist per il comodo tocco di Pucciarelli, è lui a tenere acceso il gioco per tutti i primi 45 minuti (sbaglierà, alla fine, non più di due palloni). Un gran bel Saponara, insomma, proprio come il gol del raddoppio di Pasqual con un sinistro dal limite forte e preciso.
La coppia non brilla. Nella ripresa Martusciello cambia tutti gli interpreti (tolto Zambelli, ma succederà poi) e ci si aspetta molto dalla coppia Gila-Big Mac. Anche loro, però, sono decisamente meno brillanti e l’assistenza del baby Pereira (bene, ma solo a sprazzi) non permette ai due bomber di entrare nel gioco con continuità. A confermarsi su ottimi livelli, invece, è il colombiano Tello. Che va a bersaglio a ripresa iniziata da pochi minuti (sfruttando un buon lavoro di Gilardino) e che impreziosisce i 30 e poco più minuti che gioca con inserimenti abbastanza continui sia verso la porta che sulla fascia (un po’ quello che aveva fatto Croce nel primo tempo, ma che è mancato a tutti gli altri interni). In generale la linea mediana nella ripresa sembra più attenta e solida, ma l’azione degli azzurri continua a svilupparsi con manovre lente e spesso prevedibili. La girandola delle sostituzioni (più nel Castelvetro che per gli azzurri) contribuisce a svuotare ulteriormente la partita. A regalare i lampi migliori, però, ci pensano i giovani. Soprattutto Damiani, che entra e dopo meno di 2 minuti chiude la cinquina con una precisa conclusione dal limite dell’area. Non è moltissimo, forse neppure molto, ma può bastare.
I cori. Oltretutto Martusciello non rischia né Mchedlidze né Laurini, rimasti ad osservare il match per un lavoro programmato da preparatori e staff medico. E comunque la cartolina finale non è affatto male: i cori dei tifosi per Maccarone prima e Martusciello poi. L’immagine regina, invece, resta quella di fine primo tempo, quando l’arbitro Arace di Lugo Romagna chiede la maglietta a Saponara. È già, il protagonista è proprio lui.
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