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Empoli

Troppo Napoli: l’Empoli s’inchina

di David Biuzzi
Troppo Napoli: l’Empoli s’inchina

La Sarri-band fa tutto meglio, l’errore degli azzurri è smettere di giocare troppo presto

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NAPOLI. Provate a farvi un clone. Già, proprio un altro voi. Aumentategli poi la forza muscolare, praticamente raddoppiatela, e quindi fateci a pugni. Sarà una lotta impari, ovviamente. Ed è proprio quello che succede all’Empoli. Che, non a caso, al San Paolo rimedia uno schiaffo di quelli che brucia. A mano aperta, con tutte le 5 dita (in questo caso i gol) che lasciano il loro pesante segno sul volto. È un ko senza attenuanti, insomma, quello della truppa di Giampaolo. Quasi sicuramente inevitabile, proprio perché il Napoli è sostanzialmente la bella copia degli azzurri: stessa filosofia e stessi principi di gioco, ma con un tasso qualitativo notevolmente superiore.

Altra intensità. Con questo punto di partenza, quindi, le possibilità dell’Empoli era una sola: metterci più intensità, più ritmo e più grinta. Cosa che non succede, anche perché Sarri degli azzurri conosce vita, morte e miracoli ed evidentemente impartisce bene la lezioncina ai suoi. Forse spinti anche dal poker della Juve in casa del Chievo, infatti, i partenopei partono a razzo, con il 4-3-3 che diventa 4-1-4-1 in fase di non possesso, Hamsik che va a prendersi Paredes appena riceve palla e la squadra sempre racchiusa in pochi metri. Maccarone e soci, così, faticano assai a metterci la qualità di sempre. E, infatti, dopo 20 minuti i padroni di casa hanno già creato almeno 5 occasioni pericolose (o potenzialmente pericolose) e sul taccuino c’è già un circoletto rosso ad evidenziare un miracolo di Skorupski su Higuain. Quando Paredes fa centro (grazie anche alla deviazione di Callejon) al primo tentativo, insomma, c’è poco da illudersi. Stavolta non c’è mai nell’aria la sensazione che l’Empoli possa portare a casa l’impresa. Ed evitato l’errore di accusare il colpo, infatti, il Napoli ricomincia come se niente fosse e come se niente fosse ribalta il risultato in 10’.

Stop... anticipato. Oltre a non permettere all’Empoli di giocare, infatti, la capolista trova anche le armi per fare male. Lo fa facendo partecipare Reina al giro palla difensivo come fosse un qualsiasi calciatore di movimento, lo fa cercando di allargare il gioco tutte le volte con gli esterni che attaccano sempre i terzini alle spalle. Così soprattutto Laurini finisce per soffrire tantissimo. Non trova né posizione né avversario e, autorete a parte, proprio da quella zona nascono tutte le reti dei partenopei. Proprio l’autorete, però, è il momento chiave della partita. O almeno quello in cui la sfida, di fatto, finisce e l’Empoli comincia a sbagliare. L’incidente di Camporese (debutto complicato contro l’avversario più difficile, ma la sua prova non è una catastrofe), infatti, spegne la luce. Al di là di una testata fuori d’un soffio dello stesso difensore, infatti, gli azzurri fanno poco. Non che prima avessero particolarmente brillato, è vero, ma almeno erano stati aggrappati al match. Di fronte all’idea di dover scalare l’Everest a mani nude e in mezzo a una tempesta di neve, invece, niente. Forse pensando anche al turno infrasettimanale con l’Udinese (impegno incombente che pesa anche sulle sostituzioni di Giampaolo), gli azzurri smettono di giocare e iniziano a giochicchiare. Solo che questo, almeno contro il Napoli, è un rischio grosso, troppo grosso. Tanto che con le accelerazioni del neo-entrato Martens (sempre sulla stessa fascia...), il solco si allarga nel finale fino a diventare un passivo pesante. Una figuraccia forse no, perché dentro la partita c’è anche altro, ma comunque un passivo evitabile, proprio come l’ammonizione pesante di Buchel...

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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