Italia
Tonelli e Mchedlidze portano la “morra” fuori dagli spogliatoi
Il gioco che ormai da anni imperversa in casa Empoli diventa un’esultanza per celebrare il gol e... un ritorno
EMPOLI. È una storia di amicizia. Di amicizia e di schiaffi. Quelli tirati con il sorriso sulle labbra, però. Quelli che in casa Empoli volano ormai da anni. È un gioco che per un po’ di tempo è rimasto chiuso negli spogliatoi, ma che è prima diventato virale sui social network - grazie ai video diffusi dagli stessi protagonisti - e ora portato definitivamente alla luce del sole. Si tratta della morra cinese in salsa azzurra. Quella in cui chi perde, appunto, rimediata uno schaffone. O una “labbrata”, per dirla proprio all’empolese. Di soliti a giocare sono in tre: Lorenzo Tonelli, Levan Mchedlidze e il massaggiatore Paolo Marrucci (Paolino per tutti al Castellani, Paese per i suoi concittadini di San Miniato). Ma al Bentegodi sono stati i primi due ad esibirsi, per la prima volta, in pubblico.
È successo dopo il gol di Tonelli, con il difensore che è corso verso la panchina, dove c’era Mchedlidze. E il resto lo racconta proprio il georgiano: «Abbiamo giocato tre volte. Le prime due sono finite pari, alla terza ha vinto lui ed è partito lo schiaffo. Peccato con ci fosse Paolino, altrimenti lo avremmo fatto tutti a tre».
L’idea, infatti, era nata qualche giorno prima. «Ancora no sapevo che sarei andato in panchina a Verona – racconta il gigante georgiano – ma con Lorenzo ci siamo detti che alla prima opportunità avremmo festeggiato in questo modo. È successo alla prima occasione utile, la partita col Chievo, e magari lo faremo ancora».
Poche ore dopo, poi, lo stesso Tonelli ha postato sul proprio profilo Facebook la foto dello schiaffo, accompagnandola però con un messaggio ancora più significativo: «Ciò che mi rende più felice e aver esultato con te Levan. Finalmente sei tornato». Dietro agli schiaffi, insomma, c’è un’amicizia vera, profonda. «Ho letto e condiviso con piacere il suo messaggio – aggiunge Mchedlidze – ma questa in fondo è la nostra forza. Questo gruppo è devastante e forse anche devastato visto quello che ogni tanto combiniamo insieme. Ci divertiamo, siamo molto uniti. Le gioie degli uni solo quelle degli altri, proprio come i dolori. Se è per questo che abbiamo così tanti punti? Anche. Lo spogliatoio unito aiuta, ma non dimentichiamoci che nell’Empoli ci sono tanti, ma proprio tanti giocatori forti».
Come Skorupski, altro compagno della banda dei mattacchioni che, però, alla “morra empolese” non partecipa: «Perché ha paura dei colpi in faccia – scherza Mchedlidze – è grande e grosso ma ha paura di “sciuparsi” il volto».
Ma l’impressione è che, col ritorno del georgiano, il bello debba ancora arrivare... Intanto lui, Mchedlidze, si gode la prima nuova presenza in panchina. «Mi hanno detto all’ultimo che sarei partito con la squadra – rivela – ed è stato davvero tutto molto bello. Tornare a respirare il clima delle trasferte, della partita, è stata una sensazione incredibile. Mi sembrava di essere fuori da una vita». Invece, ora, è sempre più dentro. «Non dico che col Chievo era in panchina per fare numero ma quasi – spiega – ora però sto mettendo altro lavoro nelle gambe e sabato, contro il Milan, ci sarò per davvero. Cioé sarò a tutti gli effetti a disposizione del mister».
@DavidBiuzzi
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