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Empoli

«L’Empoli può migliorare ancora»

di David Biuzzi
«L’Empoli può migliorare ancora»

Il team manager Accardi racconta come è nata la squadra rivelazione e dove può arrivare

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EMPOLI. L’ha vista nascere e crescere, questa squadra. Ha visto il gruppo prendere forma acquisto dopo acquisto, allenamento dopo allenamento. Pietro Accardi, insomma, è uno di quelli che di questo Empoli delle meraviglie conosce vita, morte e miracoli. Sulle qualità degli azzurri il team manager era pronto a scommettere già in estate, ma ovviamente mai si sarebbe aspettato di salutare il 2015 con la bellezza di 27 punti 27 in classifica.

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«Nessuno poteva prevederlo – spiega il dirigente – neanche il più inguaribile degli ottimisti. È una situazione che va al di là delle aspettative, anche se eravamo convinti di poter continuare a fare bene».

Eppure in estate avete cambiato molto.

«Sono cambiate molte persone, ma non è cambiata la fiosofia».

Quando avete cominciato a pensare a Giampaolo per il dopo-Sarri?

«Verso la fine della scorsa stagione ci siamo accorti che il nostro allenatore poteva aver bisogno di cercare una nuova avventura. Così il direttore Carli ha subito indicato il nome di Giampaolo come possibile sostituto. Si ricordava di lui, gli piaceva la sua cultura del lavoro, la sua competenza. Lo abbiamo incontrato e ha conquistato tutti perché abbiamo capito che aveva anche una grande voglia di tornare a certi livelli».

Cosa ha portato Giampaolo in questo Empoli?

«Due cose molto importanti, a mio avviso. Credibilità ed equilibrio. Con la prima dote si è fatto apprezzare dai suoi giocatori, con la seconda ha gestito i momenti meno bello di una partenza non facile e sta gestendo quello attuale in cui farsi prendere la mano è fin troppo facile».

Lei quando ha capito che questa squadra poteva fare grandi cose?

«Non c’è stato un momento preciso, un episodio che potesse rappresentare la svolta. L’ho capito giorno dopo giorno, guardando il lavoro quotidiano. Il gruppo cresce costantemente e anche se oggi può sembrare al top secondo me, secondo noi che lo seguiamo ogni giorno, ha ancora margini di miglioramento».

Più di così, in effetti, sembra difficile.

«Ma avere margini di miglioramento non significa che per forza debba ottenere risultati migliori. Però non si può dimenticare che abbiamo giocato una buona parte del campionato senza Mchedlidze e Croce, che sulla carta erano e sono due giocatori molto importanti per noi».

Eppure la partenza non è stata semplice: né sul mercato né sul campo...

«Sul mercato, ora posso dirlo, abbiamo sempre avuto le idee chiare. Soltanto che l’Empoli non può permettersi il lusso di sbagliare una scelta e, dunque, deve avere la forza di aspettare. Abbiamo cercato i giocatori adatti per il progetto, ma anche gli uomini. Abbiamo dovuto aspettare per arrivare a chi volevamo davvero, ma alla fine abbiamo centrato i nostri obiettivi. Quanto ai risultati, poi, sapevamo che sarebbe servito tempo proprio perché la squadra era stata completata in corso d’opera. Ma la mentalità dell’Empoli è questa: è successo con Sarri, è capitato con Giampaolo. Qui gli allenatori vengono giudicati per il lavoro sul campo e per come gestiscono il gruppo. E non è certo da oggi».

Ma è giusto ora pensare a qualcosa di diverso dalla salvezza?

«No. Adesso l’Empoli deve pensare a salvarsi il prima possibile, perché non dobbiamo dimenticarci qual è la nostra dimensione e da dove siamo partiti. Il mercato di gennaio potrebbe cambiare dei rapporti di forza e mantenere l’equilibrio sarà fondamentale. Una volta fatto questo si vedrà. Si vedrà dove siamo e in che periodo. Ripeto, i margini di crescita ci sono, ma sta a noi continuare a lavorare in questo modo per riuscire a sfruttarli davvero».

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