Il Tirreno

Empoli

Ora l’Empoli vince anche col cuore

di David Biuzzi
Ora l’Empoli vince anche col cuore

Subito avanti contro la Lazio, la ripresa è solo sofferenza ma arrivano tre punti pesanti

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EMPOLI. Dopo due campionati e 13 partite - di questo - l’Empoli scopre che sì, si può vincere anche in un altro modo. Non importa somigliare al Barcellona o al Bayern Monaco, non importa dominare sempre l’avversario in lungo e in largo. No, a volte nel calcio servono e bastano anche altri elementi. Come il cuore, la voglia di non andarsene come le lacrime nella pioggia di Blade Runner, il senso di appartenenza. Armi che la truppa di Giampaolo dimostra di avere e che consentono al popolo del Castellani di festeggiare un successo che vale oro. Alla Lazio restano rammarico e recriminazioni (per due gol annullati, con tanti dubbi sul secondo...) compagne di viaggio poco gradite che l’Empoli conosce anche troppo bene. Ma che, alla fine, non fanno classifica.

Made in difesa. Lo fa, invece, questo acuto. Perché quota 18 punti a fine novembre se non è un record poco ci manca. E, tutto sommato, lo fa anche il modo in cui matura. Già, perché vincere soffrendo è comunque una dote (l’Inter sta costruendo il suo primato sugli 1-0...) e la capacità di tenere botta contro un avversario quotato e forte (a livello di organico) come la Lazio è un’arma in più da spendere nei prossimi scontri diretti in serie e, più in generale, nella costruzione dell’impresa che si chiama salvezza. Non è un caso e non è un male, insomma, se stavolta la vittoria nasce laddove bisognerebbe soprattutto evitare le sconfitte. Ovvero in difesa. Perché il gol partita arriva, all’alba del match, grazie a un’impressionante capocciata di Tonelli, perché proprio il centrale goleador (insieme al compagno Costa) tira su un muro quasi insuperabile, perché il cartellino del portiere Skorupski è della Roma e vedersi di fronte la Lazio gli fa lo stesso effetto del drappo rosso a un toro. Si esalta, insomma, l’estremo di casa e la Lazio finisce per sbattere contro le sue spalle larghe a ripetizione. Facendosi pure del male...

Senza squilli. D’altra l’Empoli non aveva altro modo per portare a casa l’acuto. Almeno non stavolta. Perché l’undici iniziale è quello di Firenze, pari pari, ma Saponara è reduce dalla seconda settimana tormentata consecutiva e scende in campo stringendo i denti. Basta per piazzare qualche giocata, perché la qualità è eccelsa, ma non accendere gli azzurri come accade sistematicamente. Dopo il gol di Tonelli, dunque, la truppa di Giampaolo non riesce a piazzare il colpo del ko (anche se ci va vicina in due o tre occasioni) ma se non altro controlla la partita piuttosto agevolmente. La Lazio di Pioli, infatti, è tutta in tre tiri da fuori area che super Skorupski inchioda senza eccessivi affanni. Pochino per meritarsi il pari, ma abbastanza per guadagnarsi uno striscione minatorio dalla curva («attenti a dove andate, son finite le serate» chiudendo il concetto con un termine non riferibile...). Anche per questo, forse, la ripresa racconta un’altra storia. Perché la Lazio si installa nella metà campo dell’Empoli e inizia a provarci da tutte le parti. Le occasioni non sono molte in rapporto alle mole di gioco espressa, ma ci sono. Pioli passa anche al 3-3-4 con Candreva, Djordjevic, Klose a Felipe Anderson, ma gli azzurri (che perdono Krunic a pochi minuti dall’ingresso) barcollano senza mai cadere. Piazzano il pullman dentro la propria area di rigore, è vero, ma ottengono proprio quello che vogliono.

I danni di Fabbri. O meglio, cadrebbero pure. Ma l’arbitro Fabbri annulla le due reti di Klose per fallo sul portiere e fuorigioco. Restano dubbi, come accennato, sul secondo caso (segnalazione di Ranghetti) ed è quasi il colmo perché per larga parte del match, infatti, proprio Fabbri ha arbitrato a senso unico. E non era il senso dell’Empoli.

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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