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Il nemico numero uno ora è... il mal di testa
Pesano le reti subite dall’alto, serve un cambio di marcia
EMPOLI. Bastasse un Moment o un Oki, in questo caso, sarebbe tutto più semplice. Purtroppo, però, un analgesico di qualsiasi voglia natura o marca non basta né può bastare a guarire il mal di testa dell’Empoli.
Il pericolo viene... dall’alto. Già in linea generale i 14 gol finora incassati non sono pochi, ma quel che balza agli occhi sono i 5 presi di testa e, soprattutto, la fragilità mostrata dalla contraerea azzurra in occasione dei calci d’angolo. Da corner o sugli sviluppi sono arrivate 4 reti, di cui 3 praticamente identiche: con Chievo (Meggiorini), Milan (Luiz Adriano) e Roma (De Rossi) cross dalla bandierina neanche troppo insidiosi si sono trasformati in oro colato, per gli avversari, con un anticipo secco all’altezza del primo palo (metro più metro meno). Insomma, tutto fin troppo semplice per gli avversari e tutti fin troppo doloroso per l’Empoli.
Trovare la cura. Appurato che in commercio non esiste la pillola contro questo specifico mal di testa, dunque, tocca a Giampaolo e al suo staff trovare una soluzione a un problema che sta pesando assai. Di sicuro c’è un problema strutturale che non è risolvibile: ovvero l’Empoli è una squadra dalla statura media bassa. Era così nella passata stagione, ma perdere anche i centimetri di Rugani e Vecino di sicuro non ha aiutato. Di giocatori particolarmente alti, con Mchedlidze fuori, non ce ne sono. E il solo Tonelli, che pure non è un gigante, ha la forza e i tempi per farsi valere anche contro avversari a cui regali molti centimetri (fate caso al gol di De Rossi: sembra lui a farsi anticipare ma in realtà sta cercando un recupero miracoloso in una zona, sempre quella del maledetto primo palo, che non era la sua). Fino alla passata stagione la scelta di difendere a zone sulle palle inattiva aveva prodotto effetti importanti. Se non era la soluzione finale, insomma, almeno un buon rimedio. Solo che, in questo avvio di campionato, anche questa disposizione non sembra offrire particolari protezioni.
Cambiamenti. Qualche interprete è cambiato, questo è vero, e già le due già citate assenze di Rugani e Vecino sono pesanti sia per l’altezza che non c’è più sia per i meccanismi che ancora devono essere rodati. Giampaolo, nelle scorse settimane, ha già parlato del problema spiegando che il gruppo sta lavorando su soluzioni nuove (zona mista con alcune marcature fisse?) e che serve un po’ di tempo per rodare l’ingranaggio. Di tempo, però, ce n’è sempre meno. E questo mal di testa deve passare. Con le buone o con le cattive.
@DavidBiuzzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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