Il presidio
L’Empoli tiene botta, ma non basta
Una pennellata di Pjanic e una testata di De Rossi scavano il solco, in meno di 5 minuti, dopo una prima frazione alla pari
INVIATO A ROMA. È una pennellata di Pjanic, con la piccola ma significativa complicità di Skorupski, a spezzare l’incantesimo, a prendere a sassate tutti i sogni ancora in volo. Solo che, a differenza della canzone di Ranieri, l’Empoli non perde l’amore né la faccia, ma solo una partita. Quella dell’Olimpico, quella che aveva interpretato nel miglior modo possibile fino al momento in cui il fuoriclasse bosniaco ha deciso di prendersi la scena. D’altra la Roma aveva e ha tanti modi di far male. Il 3-1 che alla fine campeggia sul tabellone dello stadio, però, non deve ingannare.
Sincronismo e palleggio. L’Empoli, infatti, tiene botta. E, per un’ora di gioco, si lascia persino preferire. Non perché riesca a dominare la scena, sia chiaro, ma per come si muove sul campo. La difesa è sempre alta, la truppa corta, i movimenti quasi sembra in sintonia. Tolte un paio di sbavature, che rischiano di far segnare i giallorossi addirittura in contropiede, il copione scritto da Giampaolo viene interpretato davvero molto bene. Il pressing comincia addirittura sul giro-palla dei difensori di casa - arrivando spesso a toccare anche il portiere dal nome che sembra un codice fiscale - e gli azzurri non hanno paura di lasciarsi tanto campo alle spalle. Anche perché, quando serve, è la velocità di Tonelli e Mario Rui a rimediare. L’altro aspetto che fa sorridere è che, anche in questo caso come chiesto dall’allenatore, l’Empoli non rinuncia ad attaccare, a cercare di graffiare.
Quei minuti fatali. Tutto da applausi (o quasi), insomma. Soprattutto perché non ci sono Croce e Zielinski, soprattutto perché il pensiero di quello che poteva fare Saponara è un compagno di viaggio continuo. Chi in campo c’è, però, si fa sentire. Almeno fino al fatidico minuto numero 11 della ripresa, quando Pjanic disegna una parabola che infila Skorupski. Lì, in quel momento, comincia un’altra partita. Perché l’Empoli accusa il colpo, e questo è certamente un demerito, ma soprattutto perché di fronte a un avversario, la Roma, capace di approfittare di ogni minima concessione. Così i recuperi difensivi ora diventano rincorse affannose, così la meglia della mediana (inedita ma perfetta fin lì) si allargano sempre di più. Pane per i denti di gente come Gervinho e Salah che, pur senza incantare, riescono a combinare qualcosa di buono (come sul terzo gol) Soprattutto dopo che un altro limite azzurro viene fuori. Per l’ennesima volta. Quello del gol preso di testa. Stavolta lo firma De Rossi, alla partita numero 500 in casacca giallorossa, che salta fra Zambelli e Tonelli e trasforma un corner neanche eccezionale nella rete che, di fatto, chiude i giochi. Di minuti, dal primo, ne sono passati meno di 5 e tanto basta. Gli azzurri portano a casa il gol di Buchel, il primo in serie A, zero punti ma anche la consapevolezza di aver perso una partita e non la faccia. Né la strada.
@DavidBiuzzi
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