Il Tirreno

Empoli

Torna il sole sul cielo dell’Empoli

di David Biuzzi
Torna il sole sul cielo dell’Empoli

Più forte di avversari e avversità: dal disastro di Frosinone al capolavoro col Sassuolo

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EMPOLI. Questa volta è il cielo a raccontare la storia di Empoli-Sassuolo. Già, perché la sfida più difficile degli ultimi anni è anticipata da un tempo da tregenda che spazza il Castellani e lascia pensare a un lungo e rigido inverno, ma finisce con un neanche timido sole d’inizio ottobre che scalda l’anima degli azzurri e del popolo azzurro, che sorride a una vittoria del peso specifico quasi incalcolabile.

Dal disastro... al capolavoro. In mezzo, infatti, c’è l’Empoli. C’è tanto Empoli. Che, in sostanza, ricalca il clima d’autunno e passa dal disastro di Frosinone a un autentico capolavoro. Perché l’acuto col Sassuolo, che si presentava con il biglietto da visita di unica squadra imbattuta, nasce prima dal cuore e poi dalla testa. Ai tanti problemi che Giampaolo aveva dovuto affrontare a partire da martedì (il gioiello Saponara fuori per squalifica, Croce in infermeria, Paredes ai box con noie muscolari e chi più ne ha più ne metta...), infatti, se ne aggiungono altri in corso d’opera: Buchel (all’esordio in A) e Diousse devono arrendersi, Mario Rui accusa problemi all’inizio ma stringe i denti, Pucciarelli e Maccarone restano (fortunatamente) in campo nonostante vari acciacchi, Laurini esce coi crampi. Ogni minuto sembra che gli azzurri siano sul punto di crollare, insomma. Ma non succede. Non stavolta. Al di là del risultato, infatti, quello che spicca è la prestazione di una squadra che ha fortemente voluto dimostrare di esserci. Che ha fatto tutto di più e meglio di un avversario ostico ma rimasto tale solo sulla carta. Che ha inseguito e voluto il successo. Tutto quello che era mancato a Frosinone, insomma, contro il Sassuolo c’è e pure in abbondanza. E la zuccata dell’uomo-simbolo Maccarone nel finale, alla resa dei conti, è un premio meritato, che rende ancora più... azzurro un pomeriggio che avrebbe meritato più di un sorriso anche prima.

Essere squadra. Soprattutto perché l’Empoli ritrova il gusto e la voglia di essere squadra. Anche quando si ritrova in campo una formazione inedita e rabberciata. Lo dimostrano i giocatori - a partire da una difesa che per la prima volta in stagione non prende gol - lo dimostra Giampaolo, che mentre si massacra di sigari in tribuna trova sempre la soluzioni giusta per tamponare i problemi, lo dimostra il suo vice Martusciello, che lo rimpiazza in panchina giocando di fatto la partita pure lui (non sta mai seduto, non sta mai fermo). In un contesto così, dunque, anche i singoli emergono. Su tutti Big Mac, che insieme a Tonelli si prende letteralmente la squadra sulle spalle. Ma anche i debuttanti. Come Krunic, che ha il difficile compito di rimpiangere Saponara e ci riesce pur con caratteristiche e qualità diverse. Come Buchel, che parte timido ma poi cresce e s’arrende solo a un infortunio. Come Maiello, catapultato nella mischia ma capace di prendersi subito tutte le responsabilità che il ruolo di play basso e la partita gli impongono.

Strada giusta. In tanti meriti azzurri, poi, probabilmente c’è anche il (grosso) demerito del Sassuolo che forse si lascia prendere la mano dalle dichiarazioni del patron Squinzi («salvezza? Puntiamo allo scudetto», aveva detto in toni trionfalistici ad inizio settimana) e, alla resa dei conti, chiude la sfida con 6 attaccanti impiegati (anche se Berardi si fa male nel riscaldamento e non gioca) e 0 tiri nello specchio della porta di Skorupski. Poco importa, comunque. Contava ritrovare l’Empoli e l’Empoli è tornato. Ora sfrutti la sosta per recuperare uomini ed energie, poi resti questo. Perché la strada maestra non può più essere abbandonata.

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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