Skorupski sa già cosa fare «Devo dare il massimo»
È qui per giocare però è cosciente di doversi guadagnare il posto in allenamento Pensa alla Roma solo in chiave futura e teme... gli sfottò dei compagni di squadra
EMPOLI. Ha scelto Empoli per imporsi, col sogno di tornare a Roma da titolare, col sogno della nazionale: Lukasz Skorupski, portiere polacco classe 1991, è il nuovo estremo difensore degli azzurri. È il successore di Sepe, passato ieri alla Fiorentina, ed è consapevole di giocarsi un'occasione d'oro: farsi vedere in una piazza ideale per maturare senza la pressione che c'è a Roma, per poi tentare di spiccare il grande salto.
Per ora, comunque, il pensiero va solo all'Empoli. «Sono passato da una società con grandissimi giocatori come Totti all'Empoli, dove voglio essere il portiere titolare anche se non sarà facile; dovrò lavorare al 100% in allenamento e poi deciderà l'allenatore. Vedremo come andrà ma devo ringraziare il mister perché mi ha dato tanta fiducia. All'Empoli ho detto subito sì, qui ho più possibilità e mi sto trovando benissimo. Adesso penso a quest'annata, per il resto vedremo più avanti».
L'estremo difensore polacco è arrivato a Empoli con la formula del prestito biennale; lo cercava anche il Nottingham Forrest ma le sirene azzurre dell'Empoli hanno avuto la meglio. Che poi Skorupski era già conosciuto dalla società di Corsi e viceversa: lo scorso anno fu decisivo nella partita di Coppa Italia contro l'Empoli, sfoderando una grande parata per evitare il possibile pareggio di Ciccio Tavano allo scadere dei supplementari; nel frattempo un rigore più che dubbio - per usare un eufemismo - commeso da Zielinski su Paredes aveva mandato De Rossi sul dischetto per il 2-1 a sette minuti dalla fine, dopo il pareggio di Verdi e la rete iniziale di Iturbe nei primi novanta minuti. Empoli sconfitto nel risultato ma assoluto vincitore morale di quella sfortunata serata, indirizzata dall'arbitro Di Bello verso i giallorossi. Partita che il portiere dimostra di ricordare bene. «Il rigore? Probabilmente non c'era, però l'arbitro decise così e vinse la Roma. L'Empoli aveva giocato bene, con tanti calciatori giovani, ma la Roma era lì per vincere».
Le sue dichiarazioni sono stringate, anche perché la barriera linguistica si fa ancora sentire. E la sua stazza fisica non indifferente fa spazio all'imbarazzo quando si trova davanti microfoni e taccuini, tanto da temere di essere preso bonariamente in giro dai compagni quando vedranno o leggeranno la sua intervista.
Marco Sabia
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