Meteo
È lungo tre anni quell’abbraccio fra Carli e Sarri
Il ds racconta le grandi emozioni di fine partita «Il mio gesto è il coronamento di un percorso»
EMPOLI. A volte basta un gesto per raccontare una storia. Una storia lunga 3 anni, che oltre al lato professionale ne ha anche uno... umano. I protagonisti, poi, non sono due qualunque, ma gli artefici principali - insieme al presidente Corsi - del miracolo Empoli. Ovvero chi questa squadra l’ha costruita, il direttore sportivo Marcello Carli, e chi l’ha plasmata e resa assai vicina alla perfezione, l’allenatore Maurizio Sarri.
Il gesto in questione, poi, è un abbraccio. Un abbraccio che si è consumato nella fantastica notte di giovedì scorso, sul palcoscenico del Castellani, subito dopo il triplice fischio dell’arbitro Massa. È stato il dirigente, Carli, a gettarsi letteralmente addosso al suo tecnico. E l’immagine, immortalata e diffusa dall’ufficio stampa dell’Empoli, ha fatto rapidamente il giro del web e di tutti i social network.
«Tanto che – confessa Carli – in tanti mi hanno preso in giro. Ma non è un problema, anzi. Il mio modo di vivere le partite è questo, non sempre riesco a controllare le mie emozioni. Quell’abbraccio, in particolare, corona 3 anni incredibili, in cui abbiamo sofferto e gioito insieme. Più gioito che sofferto, fortunatamente».
Un abbraccio anche simbolico, insomma...
«Sicuramente. Intanto un abbraccio sincero, perché è quello che mi sono sentito di fare in quel momento, ma è vero che va anche oltre a quello che si è visto».
Cioé?
«È un abbraccio a tutto il gruppo di lavoro che, insieme, ai ragazzi, ci ha regalato e ci sta regalando emozioni incredibili. Sarri è la punta dell’icerberg, ma abbracciando lui è come se avessi abbrecciato tutti. Dall’allenatore al suo staff, dai medici ai massaggiatori, dai dirigenti ai magazzinieri».
Ma non sarà mica stato anche un abbraccio d’addio?
«Assolutamente no. Se qualcuno lo ha interpretato in questo modo può toglierselo immediatamente dalla testa. Se poi volete pormi l’ennesima domanda sul futuro di Sarri, vi rispondo come sempre».
E cioè?
«E cioé che Sarri è il nostro presente e il nostro futuro. Con noi ha un contratto di due anni e la società non ha nessuna intenzione di sollevarlo dall’incarico».
Però non può garantire la permanenza di Sarri...
«No, non posso. Oggi la verità è quella che vi ho detto, poi può capitare che a Sarri arrivi una proposta importante».
E se dovesse succedere?
«Verrà da noi a dircelo e analizzeremo la situazione insieme. Ma stiamo parlando per ipotesi e le ipotesi, nel calcio come nella vita, lasciano il tempo che trovano».
E le certezze quali sono?
«Che l’Empoli è una squadra eccezionale e che sta facendo qualcosa di eccezionale. Contro il Napoli, l’altra sera, abbiamo vissuto una serata straordinaria, nel verso senso della parola. Ma, più in generale, è questo ciclo che ci sta regalando emozioni incredibili».
Come conquistare una salvezza attraverso la strada più difficile, quella del gioco.
«È la scommessa che avevamo provato a fare ad inizio stagione. Non volevamo snaturare la nostra identità, non volevamo perdere le caratteristiche in serie A ci avevano portato. Forse è stato un rischio, è vero, ma andare a giocarcela su tutti i campi, cercare sempre di dire la nostra, ha reso tutto ancora più bello e ha contribuito a creare un clima superbo anche intorno alla squadra».
E ora?
«Intanto non siamo matematicamente salvi, anche se non possiamo certo nasconderci dietro il punto o i due punti che mancano. Ma, indipendentemente dai numeri, abbiamo intenzione di finire la stagione con lo stesso spirito con cui l’abbiamo vissuta e affrontata tutta. Ovvero vogliamo continuare a giocarcela sempre, a far vedere quello che sappiamo fare. E, perché no, a scalare anche qualche posizione di classifica per arrivare il più in alto possibile».
@DavidBiuzzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
